Gli album shoegaze (e derivati) più attesi del 2021

Mogwai (foto: Antony Crook)

Il Covid-19 non ha soltanto – si fa per dire – sconvolto la nostra quotidianità: ha anche ridefinito il concetto stesso di domani. «Potenzialmente infatti si prospettano dodici mesi clamorosi: grandi ritorni, molte sorprese, tante aspettative», scrivevo nel dicembre del ’19. Mejo di Paolo Fox: il 2020 è stato in effetti un anno clamoroso, ma in una maniera uguale e contraria alle nostre migliori intenzioni. E alla musica è stato affidato il compito di salvare il mondo dallo sconforto, dalla malinconia, dalla rabbia: l’unico vaccino a nostra disposizione contro i danni collaterali del coronavirus è stato il tasto play. Il problema, però, è che il mondo non ha saputo salvare la musica da una repentina disgregazione economica. Difficile capire che cosa accadrà: possiamo solo attendere che la tempesta passi. Nel frattempo, però, le anticipazioni non mancano: ecco dunque quali sono i dischi shoegaze, dream pop e derivati che non vediamo l’ora di ascoltare nel 2021. A conti fatti, non una lista così diversa rispetto a quella del 2020.

Slowdive: qualcosa si muove

C’è già l’hashtag: #slowdivelp5. Insomma, le canzoni ci sono. Gli Slowdive hanno registrato il loro nuovo album, il seguito del disco eponimo uscito nel 2017 che è stato uno dei più belli dell’intero decennio. Non sappiamo che cosa aspettarci, non si sa se riprenderà lo shoegaze aggiornato di Star roving o se invece darà al suono della band un’atmosfera più rarefatta, intima, sussurrata. Comunque sia, difficilmente gli Slowdive deluderanno: anche perché non l’hanno mai fatto.

My Bloody Valentine: lasciate ogni speranza

Siamo fermi allo stesso punto del 2020, che poi è lo stesso del 2019, che poi è lo stesso del 2018, che poi è lo stesso del 2017. Risentiamoci tra un anno.

Cure: conservate qualche speranza

La vicenda dei Cure è piuttosto simile a quella dei My Bloody Valentine. Si parlava di un disco nel 2019, poi nel 2020: chiaramente la pandemia ci avrà messo lo zampino e avrà stravolto i piani. In compenso, Robert Smith ha detto che il lockdown l’ha aiutato a concentrarsi sia sul nuovo album dei Cure sia – bang – sul suo disco solista. Il chitarrista Reeves Gabrels ha rivelato che il prossimo lavoro della band sarà «pesante e oscuro» e che probabilmente «non ci saranno canzoni brevi».

I Mogwai, grazie al cielo

I Mogwai hanno già annunciato l’uscita dell’album As the love continues e proprio in questi giorni è stato rilasciato il nuovo singolo, Ritchie Sacramento, dedicata alla memoria di David Berman dei Silver Jews, morto nel 2019, e «a tutti gli amici musicisti che sono mancati nel corso degli anni», ha detto il chitarrista dei Mogwai Stuart Braithwaite. Il titolo del pezzo fa riferimento invece a «un errore di un nostro amico sulla pronuncia di Ryuchi Sakamoto», ha raccontato Braithwaite. La canzone, un brano shoegaze che si inserisce nel filone pop del gruppo scozzese, non fa che aumentare la curiosità intorno a un disco che Rachel Goswell degli Slowdive ha già definito «sublime».

Fronte italogaze

La prima bella notizia di questo 2021 arriva da Daniele Carretti, ovvero Felpa, che a sorpresa annuncia su Facebook di aver terminato le registrazioni del suo nuovo album. «Chiaramente è tristissimo», scrive. E noi chiaramente non vediamo l’ora di ascoltarlo.

Così come non vediamo l’ora di ascoltare anche il nuovo album degli Stella Diana, che potrebbe essere pubblicato proprio quest’anno. Non ci sono dettagli, ma quell’hashtag finale, #noise, ci piace parecchio.

Sappiamo invece con certezza quando uscirà il nuovo disco dei Clustersun: Avalanche sarà pubblicato il prossimo 3 marzo e si preannuncia come una randellata come Dio comanda. Desert daze, il primo singolo di cui ci siamo già occupati, mette subito in chiaro che la band catanese ha fatto una scelta precisa sulla direzione artistica da intraprendere. I suoni bruciano eccome.