Best Shoegaze & Dream Pop 2026: maxi aggiornamento della playlist!

Yumeia e Tre Flip

Torna ancora una volta la playlist Best Shoegaze & Dream Pop 2026 (disponibile su Spotify, Apple Music e Tidal) con un imperdibile maxi aggiornamento. In primo piano le quattro band protagoniste di ShoeGaza #3 (visto come è andata in passato, fossi in te non perderei tempo ad acquistare su Dice i biglietti in prevendita) ovvero Yumeia & Tre Flip (copertina), Klimt 1918, Leaving Venice e In Her Eye. Tra le novità, M83, Trentemøller, Azure Rose, The First Eloi, Lor2mg, Cold Gawd, Dottie, Alison’s Halo, Dilute_calico98, Dillon Jo, Forse Danzica, Sleep Leaps 碎梦飞跃, Garden Walk, Ulyssescfm, My Own Summer, Slow Pulp, Skiptrace, Whirr. Come sempre, non è una classifica, ma un tributo a una scena che amiamo follemente. Salva, ascolta, condividi. E dicci chi dobbiamo aggiungere.

Yumeia & Tre Flip, Eterno riposo. Quella batteria può essere ferro e può essere piuma; soffrire fino in fondo; suoneranno il 23 ottobre 2026 a ShoeGaza #3 all’Arci Bellezza di Milano.

Klimt 1918, Dream core. Un disco ogni dieci anni o giù di lì; ritrovarsi in mezzo a una bufera improvvisa; suoneranno il 23 ottobre 2026 a ShoeGaza #3 all’Arci Bellezza di Milano.

Leaving Venice, Zebra. Piacenza come Portland; persone che si allontanano; suoneranno il 23 ottobre 2026 a ShoeGaza #3 all’Arci Bellezza di Milano.

In Her Eye, Something wrong. Fare su e giù con la testa; Ride; suoneranno il 23 ottobre 2026 a ShoeGaza #3 all’Arci Bellezza di Milano.

M83, Blister sunrise. Scrivere lettere che poi non spedirai mai; ritrovare un amico che pensavi di non rivedere più; urlare in solitudine per scacciare ogni angoscia.

Trentemøller & Jonas Bjerre, Terrified. Suonare le tastiere come se fossero chitarre offset; ballare tenendo in mano un cocktail da condividere con te; film horror da vedere però a mezzogiorno.

Dillon Jo, Vertigo. Risalire dall’abisso della droga; soffrire di vertigini; abbracciarsi forte mentre intorno la gente poga.

Azure Rose, Villains. Magliette a maniche corte d’inverno; sognare di tornare a scuola; pareti piene di copertine di album indie pop.

Ulyssescfm, It’s what you know. Nada Surf + Nothing; odiare la musica mainstream; le prove in garage il sabato pomeriggio.

DIIV, The fountain. Nomi di band in caps lock; camicia di flanella in piena estate; vivere negli Stati Uniti al tempo di Trump.

Quiet Light, New dream. Ricevere un invito per una cena con gli ex compagni di liceo e cercare una scusa per non andare; il display del telefono che si illumina in piena notte; canticchiare osservando la città dalla finestra.

Dilute_Calico98, Is it a mirror? La grafica pop del Commodore 64; lacci colorati su sneaker bianche; secret concerts.

Garden Walk, Strong enough. Festival punk in riva al mare; stage diving; pantaloni larghi.

Eli’s Ladder, Toybox. Prenotare la sala prove il sabato sera; riaprire Facebook dopo anni di assenza e pentirsene un secondo dopo; smalto sbeccato sulle unghie.

She’s Green, Locket. Feeling Minnesota; fiato su vetro freddo; souvlaki space station.

Skiptrace, Rest assured. Canzoni che cambiano tre volte in cinque minuti; ricordi che affiorano; turbolenze in volo.

Winter Gardens, Macabre divine. Camminare sotto la pioggia senza ombrello; palchi con le luci basse e avvolti dal fumo; finestre con i vetri rotti.

Lembrete, Vagalumes. Milano-Rio solo andata; jam session in cameretta; pomeriggio d’agosto.

Shadow Flowers, Paraselene. Mastering spinti al massimo; il grunge non muore mai; scalette scritte a mano.

My Own Summer, Leftovers. Commuoversi guardando The Leftovers; omaggiare i Deftones ma suonare una musica totalmente diversa; insistere sulla grancassa.

Marcovaldo, 99 – 101. Soundcheck alle 18; qualcuno usa il termine “dreamo”; lo trovi ovunque tranne che su Spotify. 

Blue Cinema, Infinite monkeys with infinite instruments. Un sogno che non ricordi più tanto bene ma che ti lascia una bella sensazione; andare in bici all’alba; scrollare reel di Kexp.

Lor2mg, Consume. Appartamenti sfitti; freddo nelle ossa; la musica è la migliore medicina.

Blackberry Crush, Patterns. Trovare la cura nel rumore; gli arpeggi degli American Football; grungegaze o shoegrunge.

Atmos Bloom, It’s enough. Le aspettative degli altri; la vita è una giungla ma il nostro cuore è jangly; gigbag usurate.

Baby B, Pretty boys. Luci stroboscopiche prima che inizi il concerto; fine serata a casa tua; avere vent’anni.

Dottie, Doll. Chitarre abbandonate in soffitta; crepuscolo già alle 16:30; ballare con Audrey Horne di Twin Peaks.

The First Eloi, Drawn into these headlines. Caos calmo; tornare a casa alle 6 del mattino; spegnere le notifiche del telefono.

Laterno, Drift. Lasciare la riva e scegliere la deriva; Cada vez dei Los Planetas; amore a primo ascolto.

Parks, Squares And Alleys, Alisa. Il nome di una persona che non senti più; chitarre piene che si mangiano le parole; un giorno, poi un anno, poi un decennio.

Sadplanet, Please. Sentirsi chiedere come stai e non sapere che cosa rispondere; guardare il cielo dalla finestra; chitarre che esplodono.

They Are Gutting A Body of Water & Horse Jumper Of Love, Charter spec. Gruppi dai nomi lunghissimi; e che fanno casino nel garage sotto casa; parole incomprensibili ma stranamente chiare nell’intento.

Feeble Little Horse, Doorway. Distorsioni ovunque; giocare con l’Amiga 500; una soffitta piena di scatoloni.

Lauren Lakis, There. Fammi riprendere in mano quella Jazzmaster dalla finitura sunburst; Hole che ascoltano Slowdive; andiamo a Austin.

Red Red Sun, Designated driver. Specchietti retrovisori; guidare piano apposta; autoradio dream pop.

Fir Cone Children feat. Liisu, St. Vincent. Padre e figlia sotto lo stesso muro di chitarre; il primo concerto della vita è quello di St. Vincent; a tredici anni le idee sono già meravigliosamente chiare.

The Asteroid No.4, Neptune. Satelliti in orbita; motorik; fuzz interstellare.

Grima, Spiritbug. Passare giorni a scegliere i pickup giusti per la chitarra; ritornelli espansi; pop rumoroso.

Grivo, May. Cemento ancora umido; cassette vhs smagnetizzate; leva del vibrato.

Tokyo Shoegazer, Missing. Tokyo quando non c’è nessuno in giro; sparire dentro una canzone; cuffie+volume=buonanotte.

Tangients, The ether. Ancora tre curve e sarò a casa; Cocteau Twins sotto la pioggia di novembre; ci sono io e ci sei tu.

Wishy, Lovesick. Guitar pop come non se ne sente più; stupidamente romantici; correre al parco la mattina presto.

Bleu Reine, Cavalier seul. Cartoline mai spedite; quel bacio che rimpiangerai per sempre; annega la tristezza nel riverbero.

Glazyhaze, Do you? Party in piscina di metà primavera; intorno tutti saltano come pazzi; baciami finché non avrò il tuo stesso odore.

Dalmatia, Dive in. Marine-layer music; leggere i libri di Jennifer Egan; il battipenna dorato della J Mascis Jazzmaster.

Slow Pulp, Red car. Mazda del 96; guidare senza meta purché sia lontano da qui; schitarrate ispide.

Funsover, Needles. Andare così in alto che guardarsi indietro fa paura; corde di chitarra 0.11; riff che tagliano in due i ritornelli.

Lemon., Gloomer. Saltare sorridendo e pensare troppo nello stesso momento; caramelle alla frutta; i minuti che precedono la festa.

Nothing, Toothless coal. Ho perso il conto di quanti pedalini della distorsione ci sono; chitarre come muri scrostati; volume 10 e via.

Sundayclub, Blue wave. Alvvays; comprare dischi indie durante il Bandcamp Friday; incontrarsi per caso in fila per entrare a un concerto.

Angel Names, Un dolce finale. La parola partigiano non va mai tolta; la Resistenza prima di tutto; shoegaze oppure rock alternativo: suona comunque benissimo.

Waving Blue, Waves. Chitarre altissime in cuffia; RAM in rapida saturazione; pioggia in arrivo.

Cashier, The weight. Walkman anni Novanta; stanza piccola; suono enorme.

Hitch Von Cassen & The Dreamers, Gatti. La dedico al mio gatto Mogwai detto Capitan Budino; croccantini o bustina?; dream pop o post rock?

Velveteen, Shoot me down. Perché non possiamo fare a meno dello shoegaze; scambiarsi playlist su whatsapp; il tavolo del merchandise ai concerti.

Turnover, Little bees don’t bite. Salva le api per salvare il mondo; chitarre che vanno in derapata sull’arrangiamento; cravatta sottile su camicia a quadretti.

Hazel English, Conversations. Victor Hugo diceva che la malinconia è la felicità di essere tristi; non riuscire a prendere sonno; commuoversi ascoltando la sua canzone.

Laughter, Slime. Strumenti e amplificatori accatastati sul retro della macchina; scegliere un nome impossibile da trovare su Google; fare baccano restando orecchiabili.

Honeyboi, kissmekissmekissme. Più che altro Disintegration; Robert Smith apprezzerebbe; si alza il vento.

Doused, Xoxo. La regola delle chitarre offset non tradisce mai; My Bloody Valentine; parapiglia sopra e sotto il palco.

Forse Danzica, Barricate. Confessioni notturne; cantautorato dream pop; laghi ghiacciati.

Alison’s Halo, Stuck. Equinozio d’autunno; vestiti pesanti; riverberi infiniti.

Castlebeat, Stay with me. I Cure; dire a qualcuno di restare sperando che basti; tutto sembra possibile in tre minuti di canzone.

Black Reverie feat. Vanessa Billi, Revolution or reverb. Holy gaze; chitarre a dodici corde; Madchester sulla luna.

Cigarettes For Breakfast, Melting. Il suono delle chitarre oscilla come se respirasse; potenziometri spostati a destra; vetro che si appanna dall’interno.

bill., Claw. Plettri sparsi un po’ ovunque; Converse slacciate; comanda la batteria.

Attic Ocean, Aurora. Provare a reagire a un dolore devastante; suonare più forte della tristezza; il ricordo resterà.

Taglialucci, Celestiale. Una jam session tra Battiato e i Nothing; il rimbombo della città fuori; le domande senza risposta.

Heel, Stare. 60 cycle hum; martellare a più non posso sul rullante; caos + malinconia.

Plaaaato, Circlescope. Testo in ucraino; suoni di chitarra che sembrano frantumarsi e va bene così; correre senza essere inseguiti.

Boy With Apple, Simplicity. Camminare con le mani in tasca a Göteborg; colonna sonora dream pop per sentimenti contrastanti; se siamo gli opposti c’è attrazione o repulsione?

Lozenge, For lack of trying. Un tappeto di cavi colorati; il fonico impazzisce di fronte a questi suoni selvaggi; magliette a righe come nei primi anni Duemila.

Kodaclips, Pirouette. Felpa troppo grande rubata a qualcuno; post punk e shoegaze che risuonano da cuffie a tutto volume; pogare in solitudine in cameretta.

Ultrasaturated, Moor. Esistenzialismo urbano; i fraseggi di Peter Hook; i mezzi a tarda notte.

Sleep Leaps 碎梦飞跃, The habitat. Parkour da qualche parte in Cina; correre controvento; chitarre in overdrive.

Cold Gawd, Steel. Sentirsi perennemente senza pace; nichilismo; le chitarre di Siamese dream.

Gnaw, Star. Lo schiaffone arriva al minuto 0.00; la sonorizzazione perfetta di un pogo shoegaze; poi le armonie si addolciscono.

Whitelands, Blankspace. Specchi dritti e ritratti inclinati; vederti sempre e non vederti mai; shoegaze/dream pop al suo massimo.

Whirr, Spiral again. Discutere di pedali del riverbero; canzoni punk sussurrate; stare a letto tutto il giorno.

Mint Tea & Biatlón, Summer is a dream. L’estate è bella solo quando è inverno; riverberoni e arpeggioni; dream pop il nostro folk.

Blackwater Holylight, How will you feel. Sole californiano; nuvole del Nordovest; Siamese dream.

Grigio Scarlatto, Take me. Prendimi per come sono; buttiamoci in mezzo al pogo; accendi tutti i pedalini che hai.

Deary, Seabird. Cocteau Twins a un tiro di schioppo; sale sulla pelle e cielo pallido; piano sequenza al ralenti.

Softcult, Queen of nothing. Melodia pop ma con i denti serrati; non farti buttare giù da questo mondo terribile; e allora fatti sentire.

Mad Honey, Reaching. Dipendenze emotive; diventare una cattiva abitudine; lo shoegaze è sempre dalla tua parte.

Malafauna, Iridi. Hum + Nothing; suono brutale; cuore fragilissimo.

Tuffie, Eraser. Sistemare la stanza ma ciò che hai lasciato resta; scoprire nuove band su r/shoegaze; rullante consumato al centro.

Lowsunday, Shattered. Cemento + nebbia + riverbero; cassettina che gira a vuoto; sentirsi a pezzi.

Waves Crashing, Out & away. Bicchieri di birra vuoti sugli amplificatori; la luce accesa del fuzz; le orecchie fischiano.

Misty Coast, Always sun. La luce del sole alle undici di sera; quella playlist dream pop che non puoi fare a meno di ascoltare a ripetizione; e se si mette a piovere è perché stai andando via.

The Giraffe Told Me In My Dream, 散步. Come cantare sott’acqua; una passeggiata in un mondo laterale e a gravità zero; il mistero su ciò che la giraffa ha detto.

Koko Moon, Croste. Una casa immersa nella notte; se vorrai stammi accanto; puoi ascoltarla ovunque tranne che su Spotify.

Vixsin, Keep it. Chitarre che suonano come dio comanda; una domenica che non finisce mai; un lunedì che è meglio se non arriva.

Swayglow, Grey blooming. Fiaba shoegaze dai toni noir (o grigio siderale); potere femminile; colonna sonora per film inquieti.

Rainsong, Queen of Wands. Ancora nel sogno; le ultime gocce di pioggia; lasciarsi trascinare.

Noday, 30 gradi. Il tocco è pesante; la melodia resta poco più di un soffio; cinque martini a colazione = colazione dei campioni.

Draag, Nsps. Pickup humbucker per cominciare; voce che si appoggia sulle chitarre; un ballo shoegaze come piace a noi.

Darksoft, Spend your days. I giorni sono lunghi e gli anni sono brevi; la verità dentro melodie dream pop.

Manic Sheep, Dream. Un disco del 2026 che in realtà è del 2014; insieme nella stessa felicità; uniti nella stessa inquietudine.

Adiós Cometa feat. Fin Del Mundo, El mundo en mis brazos (Leonor). La cosa migliore è vederti arrivare; chitarre che si addensano fino a diventare temporale; romanticismo gaze.