Questa settimana la consueta carrellata di Shoegaze Blog inizia con un giorno di ritardo, ma la selezione, come sempre, è di primissima qualità. Puoi fidarti.
Delilah Wood, Take my hand
La cantautrice statunitense Delilah Wood ha nel suo curriculum un percorso che più eterogeneo di così non avrebbe potuto essere: jazz, doom metal, folk. Adesso invece si inoltra in un songwriting umbratile, fatto di penombre e suoni a cascata, malinconia e domande senza risposta. Perché ciò che Take my hand dice, sostanzialmente, è questo: che cosa succede quando l’amore persiste anche quando la comprensione reciproca viene a mancare? Il suono struggente della canzone si espande di minuto in minuto, come una versione extralarge dei Mazzy Star. E allora andiamo a vedere dove ci porta Wood con questo bel brano di folk virato dream pop.
Ulyssescfm, Crawling into you
Gli Ulyssescfm sono perfettamente a loro agio nel costante rimescolamento di questi ultimi anni, in cui ogni cosa sembra shoegaze, anche quando in realtà si tratta spesso di un rinnovamento della grammatica grunge, adattata però a una sensibilità diversa, vicinissima al suono che ci piace di più. L’indie rock della band statunitense ha dunque il nichilismo e la malinconia, gli ingredienti base di una sonorizzazione ruvida, potente e assolutamente efficace. La voce tende sia a spezzarsi nei momenti più furiosi (Butterfly e It’s what you know, piuttosto simili come stile e orecchiabilità) che a diventare poco più di un soffio in quelli più quieti (ma inquieti), come California e Stuck. Ottimo album.
The Asteroid No.4, In praise of shadows
Gli Asteroid No.4 spingono ancora più in là i confini del proprio suono cosmico, in una combinazione ben calibrata di krautrock, shoegaze, synth pop e tutto ciò che è confine, margine, ignoto. C’è un’orecchiabilità morbida che rende l’ascolto facile anche laddove l’arrangiamento è difficile: l’album alterna martello (Neptune) e rarefazione (Prayer), ma sempre cercando di addolcire gli spigoli e di appianare i dossi. È una musica dritta e oscura, dotata di una propria classicità ma proiettata in avanti, sempre e comunque sfalsata e intransigente. Un album che è una lezione di stile. Il gruppo suonerà il 17 ottobre 2026 all’Arci Bellezza di Milano, assieme a Kodaclips e Plateaux: seratona imperdibile.
