SHOEGAZA #3 Preview: Leaving Venice. Se le persone si mobilitano le cose possono cambiare

Conviene difendersi o aprirsi quando ci sente inadeguati? Nell’indecisione, intanto, ci si riunisce in una band e si prova a spiegare il dilemma interiore in un album dal titolo Price of caring, uscito lo scorso aprile e che vede esordire sulla scena shoegaze e dream pop i Leaving Venice, ovvero Sara Groppi (voce e chitarra), Tommaso Botti (basso), Niccolò Botti (chitarra) e Diego Cardini (batteria), che recentemente ha lasciato il posto a Federico Merli. È con questa nuova formazione che il gruppo piacentino nato nel 2024 si presenterà venerdì 23 ottobre 2026 sul palco dell’Arci Bellezza di Milano per la terza edizione di SHOEGAZA, festival shoegaze e dream pop a sostegno della popolazione a Gaza: i proventi, al netto delle spese vive, andranno a Medici Senza Frontiere. Le prevendite sono su Dice.

«Siamo quattro persone molto riservate, però poter fare musica insieme forse permette di comunicare anche con gli altri, ognuno con il proprio strumento, quando magari le parole non ci sono», racconta Sara. «Abbiamo iniziato quando ancora io, Niccolò e Diego avevamo un progetto precedente crossover», prosegue Tommaso «e Sara, che viene dal post grunge, si è poi aggiunta: c’era qualcosa che ci univa e che è venuto naturale stilisticamente esprimerlo con queste sonorità». Il nome potrebbe già essere un indizio per orientarsi nell’estetica dreamgaze dei Leaving Venice. La nota biografica è di Sara, che ha vissuto a Venezia per tre anni durante l’università e che se ne è andata a malincuore: «Era un gioco di parole pensato dal nostro ex batterista, e il concetto di lasciare la città ci sembrava molto malinconico e appropriato al tipo di sonorità che siamo andati a cercare».

Foto Riccardo Garenna

Negli otto brani di Price of caring si entra in un tempo e in uno spazio sospesi, dove però la realtà si insinua prepotentemente, come a ricordare che non le si può sfuggire e che bisogna fare i conti con la propria vulnerabilità. Ci dice Sara: «In molti pezzi c’è anche il disagio della nostra generazione, avere tante scelte senza riscontri immediati o comunque trovarsi in difficoltà davanti a quello che succede nel mondo, vivendo in una società che ci vuole sempre performanti, veloci, sul pezzo e che non lascia lo spazio di respirare, di connetterti con te stesso e con le persone. Il discorso è come reagire nel momento in cui non ci sente adeguati sia alle aspettative sia a ciò che ci circonda».

Il gruppo arriverà all’Arci Bellezza con «millemila pedalini» e un’attitudine più “punk” rispetto a quella del disco, come spiega Tommaso: «Ci sono band da studio e band da live, noi cerchiamo di avere tutti e due gli aspetti. Curare il lavoro in studio, ma poi portare anche qualcosa live che ti trasmette proprio l’energia, l’emozione che c’è quando suoniamo i pezzi». Spoiler: presenteranno dal vivo anche un nuovo brano.

Quello di SHOEGAZA non è un concerto come gli altri. «La speranza rischia di venire meno se vedi che nessuno fa nulla», dice Tommaso, «ma in questi tre anni ho notato che un segnale di cambiamento, anche se piccolo perché la situazione ancora è disastrosa, si è visto quando le persone si sono mobilitate. A maggior ragione, chi magari ha un pubblico, non parlo di noi ma di chi ha molto più seguito, secondo me deve prendere posizione, perché non prenderla equivale comunque a prenderla». Sara ribadisce il concetto: «Quando si ha un minimo di visibilità, anche poca, come nel caso di band indipendenti come noi, penso sia importante rendere chiara la propria posizione e partecipare. Siamo felici e onorati di essere stati chiamati per il palco di SHOEGAZA anche se, ovviamente, sarebbe bello se un evento così non avesse ragione di esistere». E non potrebbero avere più ragione di così.