SHOEGAZA #3 Preview: In Her Eye. Sostenere Gaza vuol dire essere umani

Gli In Her Eye hanno contribuito a costruire letteralmente da zero quella scena che qualche anno fa si è fatta conoscere all’estero come italogaze e che se oggi appare forte, trasversale e vivace è anche grazie a loro. Che in quasi vent’anni di palchi, canzoni ed emozioni hanno messo su un suono ibrido, contaminato, in costante evoluzione, tant’è che l’album Change, del 2018, è finito nella classifica di fine anno del magazine statunitense PopMatters (ed è anche nella top 20 del vostro amichevole Shoegaze Blog di quartiere). Dopo una lunga pausa, la band è recentemente tornata in pista con un nuovo singolo, Something wrong: il miglior welcome back possibile. Ne vogliamo dunque di più e ne avremo molto presto di più. A partire dal concerto che faranno per la terza edizione di SHOEGAZA, festival shoegaze a sostegno di Gaza che si terrà il 23 ottobre 2026 all’Arci Bellezza di Milano (le prevendite sono su Dice: non perdere tempo perché il sold out si avvicina): al netto delle spese vive, i proventi andranno a Medici Senza Frontiere, da anni attiva nella Striscia.

C’è stato un momento in cui gli In Her Eye si sono fermati. «Durante il Covid – racconta il batterista Aldo Bernuzzi – abbiamo avuto, come tutti, delle difficoltà. Peraltro poco prima stavamo attraversando un buon periodo: dopo la pubblicazione di Change avevamo in programma un tour all’estero. La pandemia ha bloccato i nostri programmi. Inoltre ci sono state vicissitudini personali che ci hanno portato a congelare il progetto». Ma quel congelamento sembra qualcosa di più. Gli In Her Eye si lasciano infatti andare a un pensiero di resa: «Ci siamo detti: “Vabbè, sai che c’è, molliamo qui”». Ma come spesso accade, c’è un nodo emozionale irrisolto che va in qualche modo sciolto, quantomeno per portare a compimento un discorso lungo, ma interrotto a metà. «Avevamo un disco pronto al 70% – prosegue Bernuzzi – e ci mancava tantissimo suonare».

La band si ripresenta così qualche mese fa, dopo alcuni anni di stop, con Something wrong, canzone potente e dritta al punto che vede gli In Her Eye in versione trio con i membri originari (ovvero Bernuzzi, Giuseppe Galotti alla voce e basso e Stefano Schiavella alla chitarra). «Abbiamo cercato di coinvolgere nuovamente anche Antonia Chiara Ciancaglini (già con Nostalgics, Mystic Morning, Novanta) al basso e Raffaele Bocchetti (Stella Diana, Right Profile) alla chitarra, che hanno contribuito alla composizione del disco, ma chiaramente ognuno ha le sue priorità». Something wrong non è un’anteprima dell’identità sonora di Death in a morning show: «L’album sarà molto di più di quanto potrebbe sembrare dal singolo», promette Aldo. Proprio venerdì 23 ottobre, il giorno di SHOEGAZA, uscirà un altro estratto, Emma. Che, spoiler, è un gran bel pezzo.

Gli In Her Eye hanno visto nascere la scena shoegaze italiana. «Suoniamo insieme dal 2007 – racconta il batterista – e all’epoca era totalmente diverso, c’era MySpace, un altro tipo di promozione. Ora siamo felici di quello che è stato creato, c’è una vera e propria rete di band che ha costruito una scena fortissima». Il trio milanese ha la tendenza a volersi «mangiare il palco», perché «oggi abbiamo un’attitudine un po’ più rock di quella che magari ci si aspetterebbe da un gruppo shoegaze classico. Siamo piuttosto massicci dal vivo». Con As in a dream, tratta da Change, che rappresenta il picco: «È una canzone che mi riempie quando la suono, forse è la più azzeccata tra tutte quelle che abbiamo fatto».

Partecipare a SHOEGAZA #3 non è una formalità, né come band né come pubblico. «È importantissimo esserci – dice Aldo – perché la situazione è gravissima ed è sotto gli occhi di tutti. Chiunque nel suo piccolo o non piccolo deve dare il suo contributo. Per noi è un modo per alzare la mano, far vedere che ci siamo e supportare una popolazione in forte difficoltà. È qualcosa che prescinde da qualsiasi presa di posizione politica: è una faccenda di umanità. Io avevo già suonato a SHOEGAZA lo scorso dicembre con gli Stella Diana, uno dei concerti che ricordo con più piacere». Appuntamento al 23 ottobre: sarà altrettanto bello.