Playlist: dieci canzoni dream pop da ascoltare prima che arrivi l’alba

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Valerio mi racconta di quella volta in cui si era messo a ballare la macarena in mezzo al pubblico di un concerto metal: erano gli anni in cui vedevamo la musica come un rito sacro da violare nei modi più grotteschi possibili, ma ci limitavamo sempre a fare delle scemenze innocue che facevano ridere solo noi. Ci salutiamo consapevoli del fatto che chissà quando ci rivedremo: la vita pattina sulle nostre esistenze e ci trascina via, lungo traiettorie che mai avremmo potuto immaginare e di cui non si riesce mai a indovinare l’approdo finale. Ce ne stiamo lontani come comete appese a un altro universo, ma se cadiamo siamo certi che ci sarà qualcuno che verrà a prenderci al volo. L’ultimo brindisi che facciamo è alle sere senza sonno, che conoscono ogni centimetro di quella verità che resta nascosta nel nostro cuore.

La strada, quando fuori è buio pesto e la gente intorno dorme, è il posto perfetto per sentire i battiti dei cuori più sensibili: Shoegaze Blog ha creato una playlist perfetta con dieci canzoni dream pop da ascoltare quando ti trovi ai margini della notte, qualche istante prima che arrivi l’alba.

Senti che bell’aria che c’è intorno

1. Ruby Haunt, Breather. “Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, perché le parole le immiseriscono, le parole rimpiccioliscono cose che finché erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori”. Lo ha scritto Stephen King in uno dei suoi libri più belli, Stagioni diverse. Penso che funzioni perfettamente per questa canzone, talmente struggente che nessuna parola riuscirà a descriverla nel modo giusto.

2. Her Skin, Bad dates. Voce e chitarra, non serve altro. Raccontami tutto di te, rivelami che cosa è andato storto negli ultimi dodici mesi, dimmi che cosa ti aspetti per questo decennio che io proprio non ce la faccio a dire anni Venti, mi prende male se penso a come siamo messi oggi. Ma penso che comunque tutto andrà per il verso giusto, finché la buona musica sarà al nostro fianco.

3. Dottie, Syrup. Dottie affonda il colpo lentamente, un suono che si dilata come una supernova vista da un miliardo di anni luce di distanza, e che potrebbe durare all’infinito. Un dream pop gelido, atmosferico, infinito. Perfetto per quei momenti della notte in cui la città è un palcoscenico tutto per te.

4. Foxes In Fiction, Flashing lights have ended now“Wishing i could fake a smile”, canta Foxes In Fiction, con una progressione di note che sembra quasi fare il verso a quelle canzoni natalizie in cui la melodia morbida ti fa pensare alla fine dei problemi e a una gioia ben confezionata: ma noi non abbiamo voglia di fingere, né di nasconderci. E i giorni duri non ci fanno paura.

5. Draag, Ghost leak. “I meant to tell you this earlier, but my heart was in a tank. I’ve lost control of who I am and need to come back”. E allora raccontami, anzi raccontiamoci. Inizio prima io: regalami una canzone pop fatta di ombre e di carezze, di verità e di incertezze. Regalami una canzone come Ghost leak, insomma.

6. Letters To Annika, Namesake. Dal Giappone, un brano molto bello di dream pop casalingo, domestico, purissimo: una traccia sincera come sanno essere quei progetti che partono dal niente e sanno raccontare la vita così com’è, ovvero bellissima, nonostante tutto.

7. Bathe, All I wanted. L’americana Bathe riprende una canzone dei Paramore di una decina d’anni fa e ne cambia connotati e destinazione d’uso, togliendo ogni istinto rock e aggiungendo nebbia, struggimento e tenerezza, trasformandola in una ballata di insospettabile classe ed eleganza.

8. Pia Fraus, Hidden parks. Gli eroi estoni del dream pop stanno per tornare con un nuovo disco, Empty parks, in uscita il 22 gennaio. E riconfermano ancora una volta la capacità di volare alto su riverberi leggeri e melodie rarefatte. Non vediamo l’ora di saperne di più.

9. Fawning, Awake at night. Tra Julee Cruise e Grouper, questo brano dei Fawning è un dream pop scomposto, anzi disciolto, atomizzato, fuso: è un panta rei sonico compresso e ovattato, un lasciarsi andare a un suono che è emotività senza fronzoli, sentimento senza sconti.

10. Cemeteries, Luna (moon of claiming). E poi questo gioiellino indie pop di Cemeteries non può che essere l’epilogo perfetto per questa playlist: un ampio utilizzo di riverberi e un suono notturno che è perfetto per quei momenti in cui vuoi ascoltare il sussurro del mondo.