“Souvlaki” degli Slowdive? Preferirei affogare anziché ascoltarlo di nuovo

Quando tornò a suonare insieme con il resto della band, in occasione del Primavera Sound del 2014, Rachel Goswell a un certo punto guardò il pubblico sotto il palco, le scappò un sorriso impacciato e disse al microfono: “Siete davvero tanti”. Il tono di voce bassissimo venne immediatamente spazzato via dal boato d’ordinanza – eppure impressionante – della gente. Ecco: ventuno anni prima c’erano molte meno persone. Nel 1993 se ti chiamavi Slowdive e facevi un disco intitolato come una specialità culinaria greca (Souvlaki) venivi fatto a pezzi dalla stampa musicale inglese.

Facile parlare di Souvlaki, oggi

La copertina di
La copertina di “Souvlaki” degli Slowdive

La storia è nota: il termine che in questi anni rivendichiamo con orgoglio – al punto da farci dischi, radio, blog, magliette, meme, pagine Facebook, hashtag – nacque sostanzialmente come una presa in giro piuttosto sgradevole ideata da NME e portata avanti da MelodyMaker (che coniò l’altra definizione-cardine, la scena che celebra se stessa, e non era un complimento). Ebbene, quell’ostilità da parte della stampa musicale dell’epoca, quella sufficienza con cui venivano liquidate queste band, quell’ironia appesantita dalla spocchia e tradita dall’insolenza non sono note a margine di una pagina di Wikipedia. Era tutto vero. Un utente del gruppo Facebook Shoegazer Sanctuary ha postato le foto di due recensioni di Souvlaki pubblicate tra aprile e maggio del 1993 e attribuite a NME e Melody Maker. Sono tra le più citate in assoluto, ma leggerle per intero fa una certa impressione.

La trinità shoegaze

In sostanza, quello che oggi è uno dei dischi più significativi non solo dello shoegaze ma degli anni Novanta, quando uscì venne recensito con qualche frase di circostanza (“Pretty, but unfulfilled”) e con un sarcasmo, beh, molto sarcastico (“I would rather drown choking in a bath full of porridge than ever listen to it again. Slowdive? More like slow death”). Sono due articoli interessanti perché danno davvero conto di quei tempi difficili e di quella condizione di reietti del rock che nel giro di pochi anni distrusse la scena che celebra se stessa. Oggi Souvlaki fa parte della trinità shoegaze con Loveless dei My Bloody Valentine e Nowhere dei Ride, ma ha dovuto aspettare decenni prima di raggiungere questo status. Il tempo è un galantuomo, ma a volte ha uno strano senso dell’umorismo.

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