Anche questa settimana il Lunedì shoegaze passa al mercoledì, ma la sostanza non cambia. Solo grande musica, sono ottime band. Shoegaze Blog è sempre per la qualità più che per la quantità, e qui di qualità ce n’è parecchia. Premi play.
Tangients, Embers
We are listening, stiamo ascoltando: i Tangients titolano così la prima canzone dell’album Embers. Dà l’impressione di essere un invito a fidarci di loro, a raccontare quella vita difficile che di solito le parole, come diceva Stephen King, tendono a immiserire, a depotenziare, a ridurre a semplice scarto grammaticale. Qui le parole si limitano a suggerire: ed ecco che ritrovi le tracce perdute della tua esistenza precaria, in tutti i sensi. «Three more curves, then I’ll be home», e sembra di essere lì, alla guida oppure lato passeggero, mentre la strada disegna un’attesa che curva dopo curva diventa enigma: la destinazione mi renderà felice o infelice? Il dream pop dei Tangients comincia sempre morbido, quasi ovattato, e poi stringe, senza avvertirti. È una tensione a volte solo evocata, altre volte lasciata scorrere: e al centro di tutto ci sono io, ci sei tu, ci siamo noi. «Nobody knows me like you do», si sente in The ether, uno dei pezzi migliori. E per un momento, giungendo alla terza curva, lo pensi anche tu.
Tokyo Shoegazer, Remains
La band giapponese ha uno status che non è più culto, ma certezza. L’ortodossia shoegaze di Remains non fa che confermare come il progetto Tokyo Shoegazer sia il rifugio esatto per chi cerca rumore totale ed emotività senza filtri. Le chitarre sono il fuoco, il ritmo attizza l’incendio, le voci un soffio distante: se premi play l’universo si allinea dentro queste canzoni dall’attitudine fiera e dalla malinconia condivisa.
