Yumeia e Tre Flip sono due dei nomi più interessanti della nuova scena shoegaze italiana. Il loro primo disco insieme, Lume, è una sequenza stupenda di canzoni dalle distorsioni intense e dalle rarefazioni improvvise. C’è il fuoco, il gelo e tutto quello che sta nel mezzo. Soprattutto, l’album ti mostra che cosa vuol dire avere vent’anni oggi, spingendoti a sussurrare quanto è strano che a giugno piova, quanto è strano non vederti più. Li vedremo sul palco dell’Arci Bellezza di Milano il 23 ottobre 2026 in occasione della terza edizione di SHOEGAZA. I biglietti li trovi su Dice (e ti suggeriamo di fare presto). Tolte le spese vive, gli incassi andranno a Medici Senza Frontiere.
Yumeia vive a Roma, Tre Flip a Bolzano. Il punto d’incontro è stato TikTok, crocevia dello shoegaze di nuova generazione. «Nel 2023 caricavo le mie demo strumentali lì – racconta Tre Flip – perché TikTok mi consentiva di avere uno spazio di dialogo con le persone, a differenza delle piattaforme classiche. Un giorno ho visto un commento di Alessia (Yumeia, ndr): sono andato a vedere il suo profilo e ho scoperto che faceva musica». All’epoca, Yumeia e Tre Flip non si conoscevano: «Mi aveva incuriosito un video di Giuseppe (Tre Flip, ndr) che suonava quella che poi sarebbe stata Stanza senza luce, il nostro primo pezzo insieme. Io mi limitavo a fare qualcosa con il microfono dell’iPad. Giuseppe ha visto in me un potenziale e ancora oggi mi chiedo come abbia fatto!».
Su TikTok Yumeia ha un sentimento contrastante. «Ho riflettuto molto sul fatto che nel 2026 devi metterti un po’ in ridicolo, lo dico tra virgolette, per acchiappare l’attenzione del pubblico. È come se tu stessi vendendo la tua immagine. E mi chiedo come i grandi nomi storici dello shoegaze avrebbero reagito se si fossero ritrovati in un contesto come questo. Ma TikTok in effetti consente di creare connessioni. Senza quel video, non avrei mai conosciuto Giuseppe e non sarei qui a fare questa intervista». Tre Flip era partito nel 2017 facendo produzioni rap, per poi andare progressivamente a spostare il baricentro verso qualcosa di estremamente diverso. «Attraverso i campionamenti, mi sono avvicinato all’ambient, al post rock, all’emo e, infine, allo shoegaze. Lì ho capito che era ciò che voglio fare davvero».

Lume è un disco «nato come demo acustiche di Alessia, sulle quali ho poi lavorato io», spiega Tre Flip. «Ci eravamo rivolti a un produttore, ma alla fine ci siamo resi conto che non funzionava, siamo gelosi di quello che facciamo». Le canzoni hanno un umore molto cupo, «ma noi, anche se non sembra, siamo persone ottimiste», dice Yumeia. Ecco perché: «Il dolore fa parte di noi, l’album non vuole esaltarlo ed estetizzarlo. Il malessere è associato al buio e noi abbiamo scelto come titolo Lume perché nonostante ciò che accade nella vita, bisogna sempre trovare la luce».

A SHOEGAZA #3 sarà la prima volta che Lume verrà eseguito esattamente come è stato registrato. «Sarà un’occasione importante – dice Yumeia – ma soprattutto sarà un momento bellissimo perché parteciperemo a qualcosa di importante. È un privilegio il fatto che la mia voce venga ascoltata, specialmente in quanto donna. Ho pensato molto alle donne palestinesi e di altre parti del mondo che non hanno la possibilità di poter usare la loro voce liberamente. Cerco nel mio piccolo di agire in concreto, anche col boicottaggio. Mi rende triste quanto sta accadendo a Gaza, ma mi rende felice sapere che SHOEGAZA farà del bene». E Tre Flip aggiunge: «Non abbiamo un potere decisionale, ma la musica ha una potenzialità enorme nel comunicare qualcosa, arriva a tutti i livelli. Sento il bisogno di parlare di Gaza e poterlo fare su un palco è un onore per me». E allora non smettiamo di parlarne. Non smettiamo mai.
