Intervista: Mondaze. Li ascoltano pure alla BBC

I Mondaze li avevamo conosciuti qualche anno fa con un demo promettente ma registrato, va detto, di merda. Adesso la band romagnola è tornata con il disco d’esordio, Late bloom, in uscita proprio oggi venerdì 10 dicembre 2021, e il suono slabbrato di quel primo, incerto ep si è consolidato in un macigno shoegaze con rinforzi grunge che rotola dalle parti di quelli che amano fare un casino pazzesco però cantando sottovoce, ovvero Nothing, Kraus, Animal Ghosts, Whirr. All’estero li hanno subito presi talmente sul serio che persino la BBC li tiene d’occhio. Davvero.

Mondaze, ovvero l’incrocio tra monday e daze.

Matteo Vandelli (voce, chitarra): «Abbiamo suonato per un po’ di tempo senza un nome. Semplicemente entravamo in sala prove e vedevamo quello che succedeva. Venivamo tutti da generi estranei allo shoegaze, quindi stavamo sperimentando».

Da che generi venivate?

Matteo: «Punk, metal, grunge, cose così».

Non bisogna fidarsi di chi non ha mai suonato grunge o punk.

(risate) Matteo: «Concordo. A un certo punto però dovevamo darci un volto, un’identità, capire come chiamare il progetto. C’era gente che si era incuriosita, amici che insistevano per organizzare robe. Come è uscito il nome Mondaze non lo so, ma il significato ci piaceva».

E il significato qual è?

Matteo: «Il mondaze è sostanzialmente la poca voglia che hai di fare qualcosa il lunedì, la sbatta dell’inizio settimana. La parola, che è un po’ slang, magari ha anche altre traduzioni».

Late bloom, il vostro nuovo album, ha ben cinque edizioni in vinile, una in cd e una in cassetta. Volete rovinare economicamente i vostri fan?

Matteo: «Di base sì (ride), l’obiettivo è diventare l’incubo di ogni collezionista. In realtà è stato tutto un susseguirsi di cose. La prima etichetta con la quale abbiamo iniziato a discutere è stata la tedesca Through Love Records, che dopo ha tirato in ballo anche Church Road, inglese, e Quiet Panic, Stati Uniti. Si vede che loro sono pazzi per queste mille varianti: noi ci siamo limitati a dire va bene, anche perché alla fine è uscita una bella tiratura da mille copie. Peraltro su queste cose ci casco anche io quando devo comprare un album».

Qual è il vinile più assurdo che avete?

Michele Leonardi (batteria): «Al Bano e Romina».

Matteo: «Una volta, per Natale, gli abbiamo comprato un sette pollici di Al Bano e Romina, nell’ambito dei regali brutti che ci facevamo fino a qualche anno fa».

Al Bano e Romina sono tutt’altro che un brutto regalo.

Matteo: «In pratica, con un budget di tre euro dovevamo regalare qualcosa agli altri, decidendo a sorte chi avrebbe ricevuto il dono. Per esempio, oltre al sette pollici di Al Bano e Romina, qualcuno aveva tirato fuori una sciarpa rosa dell’Inter».

Avete già toccato con mano i vinili del vostro album?

Matteo: «No, ma ci hanno detto che arriveranno entro questo fine settimana. Non ci credo davvero perché vedo che tutte le band hanno ritardi abissali in tal senso».

Gli unici stronzi che avranno i dischi in tempo saremo noi

Questo ritardo globale è colpa vostra, perché stanno finendo di stampare le cinque edizioni speciali di Late bloom.

(risate) Matteo: «Mi sembra strano che gli unici stronzi che avranno i dischi in tempo saremo noi».

Peraltro le prevendite a quanto pare sono andate bene.

Matteo: «Non ne sappiamo nulla, dove l’hai visto?».

Dove ci sono le facce dei supporter nella vostra pagina Bandcamp.

Matteo: «Grazie per avercelo detto, ne parlerò con le etichette».

Margherita Mercatali (chitarra): «Molti acquistano da fuori dell’Italia. Secondo me lo shoegaze va meglio all’estero che qui da noi».

Matteo: «Finora però in Italia siamo andati molto bene, ci hanno praticamente costretti a iniziare a suonare».

In che senso?

Matteo: «Se fosse stato per noi avremmo iniziato anche dopo. Non ci sentivamo pronti, era una cosa talmente nuova che stavamo cercando di capire in che direzione andare. Forse ora non è il momento migliore per fare un tour all’estero, sia perché è molto dispendioso economicamente, sia perché rischi di dover rimandare».

Ma c’è un tour in programma?

Matteo: «Ci stiamo lavorando, ci sono delle date in cantiere, abbiamo cercato di non mettere troppa roba a ridosso dell’uscita dell’album perché andare in giro senza i vinili da vendere sarebbe stato controproducente».

Nel frattempo, BBC Radio 1 ha suonato la vostra musica.

Matteo: «Ci ha avvisati un ragazzo su Instagram, non ne sapevamo nulla. Ci ha scritto che si era gasato sentendoci. Gli ho risposto che mi sono gasato leggendolo».

Vi siete pavoneggiati un po’ in giro?

Matteo: «Diciamo che mia mamma è molto orgogliosa, ha detto che era contenta che tra gli Idles e gli Slipknot avessero messo noi. Ovviamente sto scherzando!». 

Måneskin scansatevi.

Matteo: «Il sogno è aprire un loro live a Las Vegas».

È vero che avete il disco pronto da un anno?

Margherita: «I primi pezzi hanno anche quattro anni di vita». 

Matteo: «Per finirli ci abbiamo messo un bel po’, abbiamo tagliato tanta roba che andava in direzioni diverse»

Margherita: «Non abbiamo avuto mai fretta».

Matteo: «Siamo stati anche sfigati. La prima sessione di registrazione era prevista a marzo 2020, periodo non troppo felice, e poi agosto. Abbiamo concluso tutto a dicembre di un anno fa. Quando abbiamo trovato le etichette abbiamo posticipato l’uscita, inizialmente prevista a giugno, perché volevamo evitare di uscire con un album e spedire i vinili tre mesi dopo».

Che cosa ha significato per voi attendere tutto questo tempo prima di pubblicare l’album?

Matteo: «È stato estenuante. Ma d’altronde questo è un periodo che porta molto a rimandare le cose da fare, a tergiversare. Per noi, a livello personale, è stato un periodo in cui sono successe un po’ di robe, quindi a pensarci bene non ci siamo accorti davvero del tempo che è passato».

Il suono di questo album è densissimo e potentissimo, come siete arrivati a questo risultato?

Michele: «Culo (risate)».

Elaborate meglio.

Michele: «Per la batteria è stato un gran culo. Io sono quello che viene da metal e grunge, quindi non è facile ottenere le sonorità che cerco sui piatti, per fortuna ho trovato quello che cercavo da un metallaro più metallaro di me. Io poi ho aggiunto qualcosa di mio picchiando come un fabbro».

Margherita: «Abbiamo trovato le chitarre giuste e i pedali giusti. Big Muff sempre acceso, riverberi, delay, chorus, overdrive».

E le chitarre?

Matteo: «Una Squier Jazzmaster J. Mascis per me, una Mustang Modern Player per Margherita».

Ottimi modelli.

Matteo: «Enrico Baraldi del Vacuum Studio di Bologna, dove abbiamo registrato, ci ha aiutato a ripulire il suono da quello che magari era di troppo. Nella batteria si percepisce il tocco di chi la suona, ultimamente in tanti dischi si sente molta standardizzazione». 

Margherita: «Tutto suona troppo giusto».

Matteo: «Secondo noi un pochino di sporco serve».

Come mai avete riproposto Concrete, Endless e Lost, già presenti nel precedente ep?

Matteo: «Il primo demo è stato più che altro un modo per far sentir qualcosa. Avevamo inciso in modo marcio con GarageBand».

Matteo: «Senza batterista (risate)».

Matteo: «La voce la registrai chiuso dentro un armadio, i pezzi suonano malissimo».

Avete voluto nobilitarli.

Michele: «Erano tracce che ci piacevano, volevamo riproporle in un progetto completo».

Margherita: «L’ep era uscito perché eravamo lenti: suonavamo da un anno e non avevamo registrato nulla. Così abbiamo scelto le tre canzoni meno peggio tra quelle fatte con GarageBand».

Nei testi si sente parecchia negatività.

Matteo: «Secondo me è una sorta di negatività positiva. A volte sentirsi anche un po’ meno ottimisti verso certe cose può essere una sorta di terapia. Magari questo cinismo poi si calcifica nelle ossa e te ne penti, ma non l’ho mai vissuto come una cosa puramente negativa. Fa parte di noi, non va ignorata». 

Avevano già fatto tutto gli Smashing Pumpkins 

Secondo voi l’eredità del grunge è stata raccolta dallo shoegaze?

Matteo: «Sembra che siano state prese un po’ delle correnti degli anni Novanta e mescoltate con il riverbero. È nato così uno stile che a me piace».

Michele: «Io non saprei suonare in modo diverso».

Matteo: «Alla fine questo è il suono che ci esce e va bene così. E comunque basta ascoltarsi due o tre dischi degli Smashing Pumpkins per capire che avevano già fatto tutto loro».

Qual è il vostro disco shoegaze preferito del 2021?

Michele: «Non ascolto shoegaze».

Matteo: «Lui ascolta solo Black Sabbath».

Margherita: «Blue oblivion dei Luster».

In realtà è del 2020.

Matteo: «Mi sa che pure i Nothing sono del 2020».

Non siete sul pezzo, dovreste leggere di più Shoegaze Blog.

Matteo: «Ho apprezzato Cedric Noel, uno degli artisti che mi ha colpito di più ultimamente. Il disco fisico però è ancora in preorder».

Gli stampatori di tutto il mondo sono occupati con i vostri vinili, Noel dovrà aspettare il suo turno per un paio d’anni almeno.

(risate) Matteo: «Siamo il gruppo più odiato dagli altri gruppi».