Lunedì shoegaze. Più giovani delle nuvole 

Trillion

In questi giorni mi sono ritrovata spesso a osservare immagini meteo satellitari, cercando di spostare con la forza dello sguardo il ciclone lontano dalla terra abitata. Gli eventi atmosferici sono mostri peggiori di quelli di Halloween, tanto che mi travestirei da vento, che è qualcosa che odio con tutta me stessa perché mi confonde, ma è anche qualcosa di così profondamente shoegaze, un po’ come le distorsioni e i flanger, il drumming e le voci ricche di vapori: elementi sonori che sono come nuvole che portano alluvioni e tempeste, ma senza fare danni. «We’re younger than clouds, younger than clouds», cantavano gli Slowdive. Non a caso. Molto meglio la musica, insomma, e le proposte di questa settimana sono da paura… 

Slow Crush, Hush

Hush è il secondo album della band belga Slow Crush, ecosistema riverberato nel mondo dei Medicine e dei My Bloody Valentine. Si sale su quei cieli dove le perturbazioni di chitarre e batteria vengono placate da sottili nebbie vocali della cantante Isa. Drown è una soave voragine a strapiombo sul disco. In Hush, Gloom e Thrill la chitarra vestita in delay e il cantato spray diventano gocce e nuvole nere, mentre la tempesta magnetica shoegazer avviene in Blue e Swoon. Un’ottima produzione che si conferma tra le attuali migliori presenze shoegaze europee.

Jo’s Moving Day, Itinerary

L’album Itinerary del gruppo cinese shoegaze Jo’s Moving Day è caratterizzato da brani ben composti, con un bel basso e dei suoni ultra riverberati per ambientazioni dreamy di fine anni Ottanta, adatti alle storie delle prime pellicole del regista cinese Wong Kar-wai. I pezzi hanno tutti un loro colore e un loro racconto speciale, quasi intimo. La copertina è elegantemente orientale e ha come protagonista un timido airone in scale di grigio. Nella teoria dei colori i grigi vengono formati dalla mescolanza di tutte le scale cromatiche, proprio come i suoni di questo album, così saturi da fondersi nella voce bella e vaporosa della cantante. 

Trillion, Sure

Da Sydney, gli australiani Trillion con il singolo Sure ci presentano il loro prossimo album Atomic Sunshine, autoprodotto durante il lockdown, ancora senza data di uscita. Uno scienziato mi ha raccontato la teoria della radiazione cosmica di fondo: sarebbe il suono dell’universo rimasto omogeneo e continuo dopo l’esplosione del Big Bang, tuttora presente nell’etere. Per me invece è il misterioso suono noise della distorsione, il fuzz che trova spazio in questo brano proveniente dall’altro emisfero. Noi shoegazer siamo cultori di rumori elettromagnetici che in Sure armonizzano con una voce che se ne sta lì, lontanissima da noi, ad anni luce di distanza.