Lunedì shoegaze. Qualcosa che smussi la sofferenza

Spotlight Kid

Fondamentalmente ciò che cerco nella musica non è tanto il bel suono o la tecnica sopraffina – servono anche quelle robe, ci mancherebbe. Più che altro è una questione di morsi allo stomaco, di aghi nel cervello, di pelle che vibra e di cuore che trema. È quello di cui ho bisogno. Ed è quello che lo shoegaze riesce molto spesso a garantirmi nel modo più a fuoco possibile: basta premere play e al resto ci penserà chi conosce bene questi stati d’animo. Prova anche tu con le consuete segnalazioni settimanali di Shoegaze Blog. E poi raccontami ciò che senti, se ti va.

Spotlight Kid, Shivers. La band di Nottingham torna dopo tre anni e presenta Shivers, il primo di una serie di singoli ed ep che si alterneranno nel corso del 2019. È una bella canzone che si pone proprio a metà strada tra il rumorismo shoegaze e la morbidezza dream pop. È uno di quei brani insomma di cui c’è sempre bisogno.

Sweetsoak, Stained hands b​/​w Bitter sugar. Prendi il meglio di un certo tipo di indie rock di fine anni Novanta, metti le distorsioni lunghe e dense dello shoegaze e lasciati andare: queste due tracce sono perfetti quando hai bisogno di “qualcosa che smussi la sofferenza”. Lo cantano loro e lo fanno al posto tuo.

Burr, Coil of suns. La canzone che dà il titolo al disco degli americani Burr è davvero forte. Assordante eppure melodica, è perfettamente compiuta nella sua narrazione shoegaze. Al punto da dare all’intero disco la direzione da intraprendere: ovvero lì, dove il vento infuria.

Lazy Pilgrim, Ferociouslessness. Questi qui sanno come scatenare un suono che brucia davvero, senza però restarne scottati. C’è una costante ricerca melodica nel disco dei britannici Lazy Pilgrim che rende ogni distorsione perfettamente funzionale alle enormi e necessarie malinconie delle canzoni.

Alberto Almas, L’amor te. L’album di Alberto Almas, finalmente. Più che un artista tormentato, pare un uomo dal cuore in tempesta. La musica che ne consegue è ostica, contorta, disturbante e romantica come – forse – il suo autore: tra post punk e synth pop, un disco molto bello davvero.