Intervista: etti/etta. Una storia curiosa di partenze e ritorni

L’anno che sta per finire è stato forse di transizione per lo shoegaze, come raccontato nella classifica dei venti dischi più belli del 2018. Ciò nonostante, si è sentita tanta ottima musica in giro, tra cui Old friends degli etti/etta, che Shoegaze Blog ha eletto album dell’anno. È un lavoro importante perché traccia nuove strade e nuove possibilità per lo shoegaze, che grazie agli etti/etta torna a essere un suono ibrido, potente, diverso. Logico e doveroso approfondire la conoscenza di questo gruppo (Raffaella, voce e basso, e Marcus, chitarra, synth, omnichord) che nasce a cavallo tra due continenti.

 

Prima domanda, la più ovvia: chi sono gli etti/etta? Come nasce questa band e soprattutto come si evolve negli anni? Come nasce questo incontro tra Italia e Canada?

r: “Abbiamo cominciato a suonare insieme circa sei anni fa, anche se ci conoscevamo da prima. Praticamente da subito ci siamo concentrati sulle canzoni che poi sarebbero diventate No? Yes. Avendo fatto il nostro primo Ep tutto da soli, siamo stati molto sorpresi e felici di vedere che c’erano persone, da posti anche inaspettati, a cui piaceva ciò che facevamo. Anche se avremmo continuato ugualmente, l’attenzione ricevuta ci ha incoraggiato a pubblicare altra musica, il secondo Ep, alcuni singoli e ora Old friends. L’incontro tra Canada e Italia è una storia piuttosto curiosa di partenze e ritorni ed è stato sicuramente molto importante per la nostra musica. Adesso viviamo entrambi in Calabria. Per quanto riguarda il futuro, continueremo sicuramente a creare musica, vogliamo suonare di più dal vivo, continuare a essere gli etti/etta senza mai ripeterci”.

Mi incuriosisce che non sveliate del tutto i vostri testi. Sul vostro Bandcamp vengono mostrati solo pochi versi per ogni brano. Perché questa scelta? 

r: “Ho sempre creduto nel potere espressivo della musica sopra quello delle parole. I nostri testi sono pensati sulla base delle sensazioni che vogliamo trasmettere con la musica e non il contrario. Ciò non vuol dire che facciamo poca attenzione alla scrittura dei testi, anzi. Riportando pochi versi, quelli per noi più significativi, vogliamo offrire un semplice spunto lasciando libero spazio all’interpretazione di chi ascolta”.

Non solo addii, ma anche incontri e perdite

Tra l’altro, mi sembra che ci sia una storia dietro tutti questi brani, come se fosse una confessione tra due persone che stanno per dirsi addio. Ci sono aspetti autobiografici o è semplicemente (si fa per dire) un lavoro di racconto di sentimenti, di drammatizzazione di stati d’animo?

m: “È bello che tu abbia capito quello. Penso che sia una delle tematiche presenti nel disco, ma non ci sono solo addii, sono presenti anche incontri e perdite. Quello probabilmente è il motivo per cui il titolo Old friends ci piaceva. C’è sempre qualche aspetto nelle nostre canzoni che è ben radicato nelle nostre esperienze personali”. It’s cool you picked up on that.  I think that’s definitely a theme present on the record… but not just goodbyes… also meetings, and loss.  That’s probably why the name Old Friends appealed to us.  There’s always some aspect of our songs that’s rooted in personal experience.

etti etta

Musicalmente mi sembra che il vostro disco possa essere considerato tanto futuristico quanto nostalgico. Che obiettivo vi eravate posti? E soprattutto, voi come vi sentite? Futuristici o nostalgici?

r: “Tutti e due nutriamo un amore sincero per diversi artisti del passato e si può dire che l’aspetto nostalgico sta nel tenerli vicini, per così dire, ogni qual volta facciamo musica. Al tempo stesso ambiamo a essere futuristici, cerchiamo di creare sempre qualcosa di nuovo, non c’è niente di più bello che creare musica originale. Non credo sia possibile essere creativi senza essere profondamente innamorati del passato”.

m: “Penso che la nostra musica preferita sia qualcosa del genere. Così sono molto felice se siamo riusciti a tirare fuori tutto questo. Amiamo molte band provenienti da ere e generi differenti e anche un sacco di roba più vecchia. Penso che alla fine si tratti di provare a usare vecchi strumenti per fare qualcosa di nuovo. Questo è il nostro approccio. Non vorremmo mai ricreare qualcosa che è stato già fatto. Ma allo stesso tempo non ci sono state troppe decisioni consapevoli per questo disco. Abbiamo lasciato che fosse solo ciò che volevamo che fosse”. I think our favourite music sort of does that… so I’m really happy if we pulled that off.  We love so many different bands from different eras and genres… and a lot of older stuff, most of all.  So I guess it’s sort of trying to use old tools to make something new… at least, that’s how I think we approach it.  We’d never want to just re-create something that’s already been done.  But at the same time, there weren’t too many conscious decisions with this record… we just let it be what it wanted to be.

Non cerchiamo di semplificare il suono

I suoni mi sono piaciuti molto, soprattutto per quanto riguarda le tastiere e le chitarre, che sembrano rincorrersi per poi fondersi e anche confondersi, nel senso che a volte i synth sembrano chitarre e le chitarre sembrano synth.  Dal vivo è complicato riprodurre questo suono così stratificato?

r: “Pur essendo in due, non cerchiamo di semplificare il suono dell’album per renderci la vita più facile dal vivo. È abbastanza divertente spingere il limite di ciò che riusciamo a ricreare, cambiare strumenti, sorprenderci anche del suono a cui possiamo arrivare”.

m: “È sicuramente il disco più multistrumentale che abbiamo mai fatto”. Thanks so much.  It’s definitely the most multi-instrumental record we’ve done, for sure.

etti etta

Tenere in piedi un progetto totalmente indipendente come etti/etta che cosa vuol dire? Quali sono le difficoltà con le quali bisogna fare i conti? E soprattutto, che cosa serve per resistere da indipendenti in un periodo storico in cui la musica sembra un affare per webmaster e social media manager e conta di più la strategia promozionale della musica in sé?

r: “Il nostro obiettivo principale è fare musica che piaccia innanzitutto a noi. Alla fine è la musica che resta, preferiamo impiegare il nostro tempo nel creare musica in cui crediamo e non concentrarci troppo su strategie promozionali”.

m: “Abbiamo dei grandi sostenitori, è una cosa folle e bellissima che ci sta succedendo. Avere il controllo della nostra band e della nostra musica è importante e noi da sempre preferiamo fare le cose per conto nostro: Neil di Mint 400 Records è sempre stato estremamente rispettoso di questo. Penso che sia impossibile che qualcuno al di fuori di te possa prendersi cura delle cose che fai con la stessa attenzione. Non posso immaginare che questa situazione cambi in futuro”. We have such great supporters, it’s such a crazy and amazing thing to us.  Having control of our band and our music is so important, and we always prefer doing things ourselves, and Neil from Mint 400 Records has been really respectful of that.… I think it’s impossible for anyone else to care about your own work as much as you do, and I can’t imagine that ever changing.

Parlando di shoegaze, qual è lo stato di salute di questo genere e di questa scena, secondo voi?

m: “Siamo decisamente degli outsider, ma secondo me lo spirito del genere è sempre stato caratterizzato da innovazione e sperimentazione. Tutti i dischi che amiamo sono così”. Well, we’re definitely outsiders… but to me, the spirit of the genre has always been about innovation and experimentation… So those are the records and sounds we like the most.

Premi play: 5 dischi consigliati dagli etti/etta

Broncho, Bad behavior. “Ci piace davvero tanto il nuovo disco di questa band”.

Shannon and the Clams, Onion. “Un album ottimo”.

Tom Preisler, Love like a thousand guns. “Il nostro amico e compagno d’etichetta Tom Preisler ha fatto uscire un po’ di musica figa, ultimamente”.

Absolute Free, Still life. “Mi piace moltissimo questa band di Toronto, hanno realizzato un nuovo singolo (e un grande video) intitolato Still life che è davvero molto bello”.

“Non posso non citate CitizenD che ci aveva aiutato con No? Yes. e che fa un hip hop strumentale bellissimo che vale la pena scoprire”.