The Daysleepers, “Creation”

Drowned in a sea of sound è stato un album importante, tra i migliori dello scorso decennio, perché ha contribuito in maniera decisiva a rilanciare e ridefinire il nuovo shoegaze, all’epoca (era il 2008) esiliato e distante, praticamente ridotto a una condizione disperata di degrado discografico, inconcludenza creativa e disprezzo mediatico, un oblio che sembrava ormai assoluto, riconosciuto e sostanzialmente irrecuperabile. I Daysleepers insomma sono uno di quei gruppi che in qualche modo hanno dato il via a quella seconda ondata di suoni distorti che nel corso degli anni si è fatta rete, poi scena, infine comunità: se stai leggendo queste righe ci sei dentro anche tu, perché non c’è distinzione tra band e ascoltatori, questo universo appartiene agli appassionati e tutti sono coinvolti perché tutti contribuiscono alla crescita – che poi è un big bang emozionale – del nuovo shoegaze, del nuovo dream pop e della mitologia che li rappresenta.

Cuore, riverberi e consapevolezza

Creation è il disco che segna il ritorno dei Daysleepers dieci anni dopo Drowned in a sea of sound. E già adesso è uno degli album dream pop più belli del 2018. È tutto un gioco di cuore, riverberi e consapevolezza: la band americana costruisce i propri pezzi seguendo una logica di un’emotività spinta inserita in un contesto di ineccepibile pulizia sonora. La canzone che dà il titolo alla raccolta è un intreccio di malinconia e oscurità, un pezzetto di Cocteau Twins e uno di Slowdive, chitarre che esplodono e voci che soffrono, e non c’è niente che ti lascia indifferente. Subito dopo è Arclights a stemperare la tensione e a spalancare il dream pop dei Daysleepers, che qui trovano il singolone da tenere a mente quando l’innamoramento diventa una questione difficile da gestire ma comunque bellissima da vivere (“My heart’s breaking, I want to be there but you’re beyond”). Poi c’è The monolith, che chiude il disco lasciando scorrere note cupe e sentimenti nerissimi, in un modo che piacerebbe molto ai Cure: una lunga dissolvenza e un mucchio di rimpianti a seguire.