Dieci canzoni shoegaze (o giù di lì) degli Smashing Pumpkins

(foto: consequenceofsound.net)

Potrei anche rimanerci secco. Per un istante, quando Billy Corgan degli Smashing Pumpkins suona il riff pesantissimo di una stravolta Bullet with butterfly wings – un fracasso infernale fomentato da un arrangiamento tribale e metallico – mi chiedo se riuscirò a sopravvivere al pogo scomposto e criminale di un redskin dallo sguardo cattivo. Il tizio sembra venuto fuori da qualche arena punk clandestina e ha voglia di sfogare una rabbia irrisolta e falsamente anticapitalista con spinte assurde che in uno scenario del genere – le scalinate dell’Eur a Roma, non certo l’Everest ma nemmeno la pianura padana – vanno contro le tre leggi del Rock: poga senza limiti, poga senza gomiti, aiuta senza chiedere. Insomma, l’ambiente che accoglie gli Smashing Pumpkins in questo giugno del 1998 è caldissimo e la calca farebbe paura pure a Mad Max, figuriamoci a me che ho quasi diciassette anni e le spalle tutt’altro che solide.

Un coro sacrosanto e definitivo

Giugno 1998, pronti a partire per Roma. Io sono quello al centro

Non importa. Io salto in barba all’equilibrio precario e agli scaloni sempre più stretti. Agito pugni, gambe, cuore e polmoni. È un sogno che si realizza. Ho perso i Pumpkins nel ’96 perché troppo giovane, ma stasera è la mia sera e pazienza se Corgan se ne frega di chi si sgola chiedendo una Today o una Snail: la scaletta lascia per strada tutto Gish, tutto Siamese dream, tutto Pisces Iscariot. C’è giusto qualche canzone da Mellon Collie, tra cui una stratosferica versione quasi shoegaze di 1979: quando parte il ritornello è come un’attesa che finalmente si frantuma in un rito collettivo e l’Eur diventa un ammasso di macerie, celebrato da un coro sacrosanto e definitivo. Io, che mi considero un tifoso e non un fan degli Smashing Pumpkins, per la prima volta nella mia vita mi trovo al posto giusto nel momento giusto e agguanto questa notte per non farla scappare più.

Chissà che vita vivremo

Al centro della serata ovviamente c’è Adore, qui suonato con una ricchezza di chitarre che il disco non ha mai avuto. Davanti, sul palco, Corgan è spalleggiato da D’Arcy al basso, da James Iha alla chitarra e da Mike Garson al piano. Jimmy Chamberlin da due anni non fa più parte della band, ma per sostituirlo non basta il pur formidabile Kenny Aronoff: servono anche due percussionisti, Dan Morris e Stephen Odges. Tutti e tre formano una sezione ritmica tremendamente efficace e all’occorrenza brutale. Con gli amici di sempre ci scambiamo occhiate complici: gridiamo come pazzi WEMUSTNEVERBEAPART ma la voce ci esce arida e sconnessa, come se il fiato passasse tra la carta vetrata anziché tra le corde vocali. È il primo concerto lontano da casa – Palermo da qui è poco meno di un punto in fondo ai nostri pensieri. La scuola è praticamente finita e la musica è ciò che conta adesso, i compiti per le vacanze vadano a quel paese: c’è un’estate intera – praticamente un tempo infinito – da attraversare con l’impeto di chi deve scrivere tutta la propria gloriosa storia. Quanto è bello ritrovarci allora qui, tutti insieme, tutti felici, tutti fratelli. Chissà dove saremo tra vent’anni: chissà che vite vivremo, chissà che canzoni ascolteremo, chissà che cosa ricorderemo di questo concerto magico.

Il batticuore dei giorni belli

Siamese Dream
Sì, sono proprio loro (foto: Smashing Pumpkins – Facebook)

Gli Smashing Pumpkins hanno deciso di intraprendere un tour incentrato sui primi cinque album della band (suoneranno a Bologna il 18 ottobre): è il classico evento in cui la celebrazione si mescola alla nostalgia, per unire nel ricordo canzoni e fan. I cinici sono già pronti ad accoltellare l’entusiasmo di chi sarà sotto il palco a cantare tutte le strofe a memoria. Però, ecco, che batticuore ritornare ai giorni belli e infiniti dell’adolescenza, quando il mondo era solo un vampiro da esorcizzare alzando forte il volume e chiudendo a chiave la porta della camera da letto. Ritrovarsi a Bologna sarà un momento importante perché lì non interesserà a nessuno chi siamo oggi, ma chi siamo stati ieri: adolescenti belli brutti tristi allegri, tutti diversi tutti uguali tutti felici tutti infelici. Per riconoscerci basterà uno sguardo. E allora visto che la nostalgia ha preso il controllo di Shoegaze Blog, tanto vale andare fino in fondo con un elenco di dieci canzoni shoegaze (o giù di lì) degli Smashing Pumpkins. Su una certa attitudine della band di Chicago d’altronde concorda anche il sito fratello di questo blog, Shoegazin’ Your Waves. Questione di sfumature, più che di sostanziale aderenza. E poi in fondo, Billy Corgan è sempre stato un grande fan dei My Bloody Valentine, no?

Daydream

Quel giro di accordi di chitarra, quella voce di D’Arcy appena sussurrata, quell’infinita tristezza che poi sfocia nell’epilogo nascosto di Corgan che canticchia “Sono un folle del cazzo”: ecco, Daydream è il primo tentativo degli Smashing Pumpkins di agguantare lo stile della band di Kevin Shields.

Drown

In una colonna sonora memorabile come quella del film Singles, che contiene pezzi diventati leggendari come Would? degli Alice in Chains, Nearly lost you degli Screaming Trees e State of love and trust dei Pearl Jam, il brano più bello è quello dei Pumpkins.

Mayonaise

Non è solo questo giro di accordi di chitarra mozzafiato, è anche la bellezza di un testo che racconta perfettamente che cos’è la giovinezza: “Pick your pockets full of sorrow, run away with me tomorrow, June”.

Obscured

Quell’incedere sognante e quel finale che assomiglia tanto a un risveglio rendono questo brano tra i migliori in assoluto della storia dei Pumpkins. A modo suo, una gemma dream pop.

1979

Un brano che a distanza di 23 anni continua a essere modernissimo, emozionantissimo, potentissimo. Il capolavoro di un Billy Corgan lucidissimo, futuristico e nostalgico al tempo stesso: il pop del ventiduesimo secolo.

By starlight

La distorsione densa di By starlight è un esempio di ballata shoegaze adattata alla scrittura aperta e d’impatto di Corgan, sempre a suo agio quando c’è da cantare un romanticismo fragile e sentito.

Shame

Il minimalismo melodico di una canzone un po’ troppo sottovalutata. La sua apparente semplicità nasconde un suono raffinato e un’emotività enorme che non può lasciare indifferenti.

The everlasting gaze

Va bene, è più per il titolo che per le sonorità. Però il ritornello, con quell’impasto di chitarre e tastiere, ha un’anima shoegaze sorprendente e, secondo me, evidente.

Real love

I Pumpkins più ispirati sono uno spettacolo di suoni in tempesta e melodie pazzesche. Real love è forse il brano che meglio di tutti porta Billy Corgan su un piano puramente shoegaze.

Vanity

L’album non ufficiale Machina II/ The friends and enemies of modern music contiene tante ottime canzoni, tra cui questa: chitarre quasi shoegaze e una melodia indimenticabile. Un singolo mancato e perfetto.

Bonus track: To love somebody

Qualcuno dovrà rivalutare TheFutureEmbrace, prima o poi. Capolavoro shoegaze e synth pop di Billy Corgan, qui in una cover dei Bee Gees assieme a Robert Smith.