Se non hai mai visto un concerto dei Rev Rev Rev, non sai che razza di esperienza allucinata e ipnotica sanno creare quando salgono su un palco. È un suono in modalità maremoto: ondeggia, sommerge, travolge. Rumore concentrato, distensioni sognanti, reiterazioni armoniche che diventano prima vortice e poi burrone: c’è da mollare gli ormeggi e lasciarsi trascinare, insomma. Nome decisivo della scena shoegaze italiana, benché lo shoegaze nel loro caso sia sono una parte di un discorso più ampio, i Rev Rev Rev saranno domenica 18 ottobre 2026 al Freakout di Bologna (biglietti in prevendita scontata su Musicglue.com) per una serata di In A State Of Flux che vedrà pure gli Asteroid No.4 e i Kodaclips (due gruppi che saranno anche il 17 ottobre all’Arci Bellezza di Milano assieme ai Plateaux). Per l’occasione, la band celebrerà il decennale del loro secondo album, Des fleurs magiques bourdonnaient. Un capolavoro.
«Non suonavamo da un paio d’anni», dice il chitarrista Sebastian Lugli. «Negli ultimi tempi ci siamo mossi in maniera molto lenta per varie ragioni, tra problemi fisici e questioni familiari di alcuni componenti». Il decimo compleanno di Des fleurs magiques bourdonnaient è la scusa per raccontare un mondo, quello dello shoegaze italiano, che dieci anni fa viveva un momento particolarmente vivace, grazie anche a questo album che portò la band in giro tra Europa e Stati Uniti. Per esempio, Bandcamp nel 2017 mise i Rev tra i migliori nuovi gruppi shoegaze mondiali.
Ogni giorno arrivava una notizia positiva: passaggi su KEXP e BBC6, proposte da festival.
Il quartetto modenese, insomma, ha contribuito a elevare una scena che, però, in Italia era marginale. Solo qui. «C’era stata una generazione prima della nostra ad aver posto le basi per quello che sarebbe successo poi. All’epoca – prosegue Lugli – le cose per noi si muovevano più velocemente di adesso. Ogni giorno arrivava una notizia positiva: passaggi su KEXP, BBC6, proposte da festival. Era un periodo in cui veramente accadevano cose incredibili. All’estero si parlava di italogaze, anche se qualcuno aveva tirato fuori un termine ancora più assurdo, Spaghetti gaze». L’abbiamo scampata bella. «Ed è fantastico che oggi ci siano così tante band shoegaze giovani».
Al Freakout «saremo abbastanza filologici nell’esecuzione – dice Sebastian – perché cerchiamo quel tipo di energia a livello di suoni, pedalini, ampli. Poi, certo, non possiamo toglierci dieci anni di età». Magari. «Metteremo in scena quella dimensione sonica: il muro sonoro, la vena psych, l’artiglieria pesante, l’aspetto onirico, o stordimento, la circolarità». La domanda più ovvia arriva alla fine: e dopo, che cosa succederà? «L’idea di fare nuova musica l’abbiamo dal 2020 – spiega Lugli – avevamo anche buttato giù dei pezzi che poi sono stati accantonati in favore di altri. In questi mesi stiamo lavorando su un ulteriore nucleo di canzoni, che speriamo di portare a compimento». E che noi speriamo di ascoltare presto, perché sono già passati sette anni dal precedente Kykeon. È giunta l’ora, no?
