Quindici anni dopo “Socialismo tascabile” degli Offlaga Disco Pax, alla fine ci hanno davvero preso tutto

Offlaga Disco Pax

L’impressione è che siamo passati dal secolo breve al millennio fulmineo, perché è come se in questi anni l’unità di tempo fosse cambiata radicalmente, restringendo le ore e contraendo i decenni, azzerando le distanze e accelerando il corso degli eventi. Tra il 2005 e il 2020, per dire, sono passati solo quindici anni, ma è come se fosse trascorsa un’era industriale completa. Nel 2005 c’era ancora MySpace e non c’era ancora l’iPhone: tradotto, per fare musica era sufficiente essere un musicista e non un social media manager e per essere fan di una band era sufficiente appassionarsi alle canzoni e non spacciarsi per influencer di quartiere. Ricordo quella volta che gonfiai il petto più che potevo per contenere tutto il batticuore di una vita intera mentre scrivevo thanks for the add ai Sonic Youth – i ventenni di oggi non sapranno a che cosa mi riferisco. Erano tempi che, con il senno di poi, appaiono più ingenui: pensavamo di essere nei guai perché nel 2005 il debito pubblico italiano era al 106% del pil – adesso faremmo carte false per tornare a quel livello – ma la crisi economica era ancora a una distanza di sicurezza di due o tre anni. Nel 2005 c’era al governo il Silvio Berlusconi dadaista del “nos only” mentre Beppe Grillo aveva appena aperto il blog beppegrillo.it: fa un certo effetto pensare che oggi entrambi sono in ritirata, lasciando in eredità uno scenario che è caos in purezza. Nel 2005, infine, nella scena indie nazionale si cantava principalmente in inglese, si guardava più all’America profonda che all’Italia provinciale e si usava Soulseek per trovare nuova musica strana in mp3. Ecco: il 7 marzo 2005 esce un piccolo disco di un progetto davvero strano che faceva una musica stranissima. Era Socialismo tascabile (prove tecniche di trasmissione), l’album d’esordio degli Offlaga Disco Pax. Diventerà il mio libro di testo shoegaze per gli anni a venire: ancora oggi sto studiando sulle chitarre siderali di Daniele Carretti (noto anche come Felpa), quel suo modo elegante e preciso di pattinare tra i riverberi e i delay, quel suono che è rumorismo gentile e visionario.

I Cocteau Twins, il punk funk e il comunismo emiliano

La stranezza che caratterizza ancora oggi Socialismo tascabile è dettata dal fatto che è composto da canzoni a tre dimensioni: base Cocteau Twins, altezza punk funk, profondità – beh – comunismo emiliano. Max Collini, Daniele Carretti ed Enrico Fontanelli costruiscono il loro primo disco attorno a un equilibrio impossibile che è tipico di quei gruppi capaci di raccontare in diretta il presente e di saper parlare una lingua attuale nei decenni a venire. È un album importante perché spezza la catena dell’ovvio sdoganando sonorità inconsuete e una scrittura notevole a un pubblico vasto, specialmente se si considera lo stato del mercato discografico dell’epoca, decisamente meno interessato di oggi al mondo indipendente. Soprattutto, Socialismo tascabile è probabilmente il disco shoegaze italiano più di successo di sempre: è un aspetto – l’anima dream pop – che non è stato mai sufficientemente considerato, forse perché non ha avuto un seguito concreto in altre band. È vero, non è nata una scena attorno a queste canzoni, forse perché il suono degli Offlaga è talmente peculiare e originale da essersi trasformato in un nuovo standard che però non può essere replicato da nessuno. Resta poi l’eredità di un racconto ironico e nostalgico che descrive un’Italia di confine, schiacciata tra passato e futuro: Socialismo tascabile rappresenta una cesura tra il mondo di prima e quello che verrà. “Ci hanno davvero preso tutto”, scandisce Collini verso la fine di Tatranky. Quindici anni dopo, in effetti, non ci è rimasto in mano praticamente più nulla.