“Take me somewhere nice” dei Mogwai su YouTube è il rifugio dei resilienti

A domanda precisa, Stuart Braithwaite dà una risposta un po’ sbrigativa“Ho scritto quella canzone. Sai, non riesco a ricordarmi cose di questo tipo. Stavo suonando in una sala prove, ma non mi viene in mente altro (ride)… Era un momento piuttosto nebuloso nella mia vita. La canzone è venuta fuori benissimo. È decisamente un brano che la gente ama davvero, davvero tanto”. La fa insomma molto semplice, il chitarrista dei Mogwai, quando parla di Take me somewhere nice. È d’altronde un atteggiamento tipico di questo gruppo che da più di vent’anni rappresenta una realtà imprescindibile della musica moderna: sono più ironici che malinconici, i Mogwai, e non hanno tempo da perdere in autocelebrazioni stucchevoli e ridondanti – per fortuna. Ma resta il fatto che tra tutti i brani che hanno composto, Take me somewhere nice è uno di quelli che rappresentano meglio una certa idea di musica, perché parla il linguaggio segreto dei cuori spezzati e dei sogni infranti“Ghosts in the photograph never lied to me, I’d be all of that, I’d be all of that. A false memory would be everything, A denial, my eliminent”, canta infatti Stuart e non sembra proprio che stia scherzando. Al punto che tante, tantissime persone si rivedono nella tristezza infinita di questo brano e lo trasformano in un inno alla resilienza. Succede in maniera del tutto imprevedibile su YouTube: il 5 febbraio 2011 un’utente, LaikaAyumi – probabilmente italiana in quanto nel suo canale con oltre 54mila iscritti ci sono anche canzoni di artisti come Verdena e Il Teatro Degli Orrori – posta un video non ufficiale di Take me somewhere nice. Questo.

La ragazza malinconica con la testa dentro un acquario pieno di pesci è un’opera dell’artista e game designer australiano Ken Wong e s’intitola Mistaken identity. Un classico di YouTube: caricare una canzone che si ama e personalizzarla con un’immagine che restituisca visivamente lo spirito del brano. I clip non ufficiali solitamente fanno andare in bestia i discografici major e molti degli artisti del pop d’alta classifica – ma i Mogwai non sono artisti come tutti gli altri e infatti non fanno nulla per rallentare la diffusione del video. Questo tributo a Take me somewhere nice diventa così un fenomeno virale (75 milioni di visualizzazioni) e – forse inaspettatamente – diventa anche un rifugio per tutte quelle persone che ogni giorno si trascinano per le strade nascondendo un cuore che pesa quanto mille tormenti e duemila sospiri. La sezione commenti ospita tantissime testimonianze di ragazzi e ragazze (ma anche adulti) che hanno un buco nero nella propria vita e cercano disperatamente un appiglio per tornare a respirare.

Ho perso fiducia in me stessa, però non voglio arrendermi

“Due mesi fa la mia compagna è morta a causa di un tumore al cervello – scrive l’utente New Noise – le stavo tenendo la mano mentre esalava gli ultimi respiri e prima che morisse le ho detto che tutto sarebbe andato bene. La sua figlia di 14 anni mi chiama papà, ma per la legge deve stare col padre biologico. Così ho perduto due persone che amo in un colpo solo”. Gli hanno risposto in tanti. “Sii forte”. “Riesco a sentire il tuo amore per lei”. “Leggere la tua storia e ascoltare la canzone mi ha aperto il cuore”.

Voglio morire, ma non voglio uccidermiscrive invece Mary – ho perso fiducia in me stessa però non voglio arrendermi“. C’è chi le risponde così: “Mary! Questo è ciò che rende bella la vita. Per favore non esitare a chiedere aiuto!”. E un’altra: “Buona fortuna, Mary! Non sei da sola! Non dimenticare mai che lì fuori ci sono un sacco di persone che provano le tue stesse sensazioni, ma loro stanno cercando di andare avanti”. E un’altra ancora: “Non abbandonare mai la speranza, Mary. Ho passato dei periodi brutti e forse grazie a tutto questo poi ho trascorso dei momenti felici“. Mary ha risposto ai tantissimi messaggi che le sono arrivati dicendo di aver iniziato ad andare in terapia, aggiungendo una faccina sorridente.

Non siete soli

So già che cosa diranno i cinici: è tutto finto, è tutto costruito, sono mitomani. Chissà: potrebbe essere anche vero che tra i frequentatori di questa pagina ci possa essere qualche utente in cerca di una strana e perversa forma di visibilità. Ma in questi commenti c’è una verità di fondo che va oltre le singole storie e che fa pensare che in fondo internet non è necessariamente un luogo pieno di stronzi.

Questa canzone e questa sezione commenti mi hanno salvato la vita stanotte. Ero pronto a farla finita. Ho pensato al suicidio per tanto tempo e ultimamente avevo ricominciato a prendere in considerazione l’idea di uccidermi, nonostante fossi sopravvissuto a un tentato suicidio in passato. Credo che ci sia un motivo per cui sono vivo e suppongo che questo motivo vada cercato qui. Vi voglio bene, e grazie”, scrive Jacob Zembower. Un altro utente scrive: “Questa sezione commenti è casa. Quando sono preso dalla mia tristezza vengo qui e capisco che sono al sicuro. Abbracci a tutti. Non siete soli. Non qui“.