Playlist: dieci canzoni dream pop per chi ama l’inverno

È un pomeriggio bello. Le mani restano in tasca più per abitudine che per reale necessità. C’è un sole che pare marzo, quando le giornate cominciano ad allungarsi fino a diventare infinite e l’aria frizza ancora tutto intorno. Oggi niente guanti né berretto. La sciarpa è allentata al punto giusto per far filtrare un piccolo brivido che sfiora il mio collo mentre cammino per strada. Metto su i miei auricolari, lascio che sia il caso a scegliere la colonna sonora e via, abbraccio l’inverno fin quasi a custodirlo nei miei vestiti pesanti e nelle mie scarpe sopravvissute a giorni difficili. Ci sono quelli che l’estate è la bella stagione e allora chissà che pena deve essere la loro vita nel resto dell’anno: merda, lamento, disagio o tristezza? Me li immagino in infradito a soffocare i propri tormenti canticchiando un tormentone – uno a caso, vanno bene tutti – mentre vivono il divertimento come un obbligo anziché come un’opportunità. E poi ci sono quelli che l’estate è bella, ma l’inverno è bellissimo. C’è davvero bisogno di spiegare il perché? Ascolta questa playlist Spotify con dieci canzoni dream pop (e non solo) e lascia che sia la musica a raccontare lo splendore dell’inverno.

 

Felpa, Ancora. Daniele Carretti ha un suono di chitarra che è suo e soltanto suo. Bello risentire Felpa dopo qualche anno di assenza. Ancora è l’antipasto di un disco, Tregua, in uscita il 23 febbraio, che sono certo sarà tra i miei preferiti dell’anno.

Manetti!, B.O.H. C’è stato un momento, più o meno a cavallo tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del decennio successivo, in cui la musica italiana indipendente sembrava pronta per giocarsela fino in fondo anche all’estero. Grazie Manetti! per ricordarci con questo ottimo pezzo che ancora non è detta l’ultima parola.

The Radio Dept., Your true name. Chi ancora oggi ritiene Lesser matters un capolavoro può essere ben contento di ascoltare questo brano. I Radio Dept., quelli veri, sono finalmente tornati.

Jaguwar, Lunatic. Shoegaze senza mezzi termini per una band tedesca che sta facendo parlare parecchio di sé. Lunatic è il brano migliore di un album che è la prima vera gemma del 2018.

Jay Som, Pirouette. È attualmente tra le migliori cantautrici americane in circolazione. Più che dream pop, per questo nuovo singolo parlerei di pop dream, un po’ Deerhunter, un po’ Mitski. Nomi non a caso.

Dead Leaf Echo, Temple. La botta c’è, lo stile pure: è una canzone che va a tutta forza, alta tensione e altissima potenza. Che qualità.

Aerofall, Breathe so better. Del disco, uscito l’anno scorso, se n’è parlato qui. I russi Aerofall intendono lo shoegaze come un suono che si rinnova pur restando nel solco della tradizione. Bellissimo brano.

Plant Cell, Cyan. Ai giapponesi Plant Cell bastano due sole note per creare un big bang shoegaze totale e coinvolgente. Alza il volume.

Fog Lake, Interference (I). Poi arriva il momento di rifiatare, di fermarsi, di riflettere. Fog Lake è qui con un pezzo bedroom pop che resta nel cuore.

Widowspeak, The dream. Francamente, non poteva esserci canzone più bella per chiudere questa playlist.