Lunedì dream pop. Grazie, musica

Hibou

Ringraziare è un atto importante. C’è chi, non venendo gratificato esplicitamente e come pretende, chiude la porta a una persona cara. C’è chi invece si riempie di gioia solo nel vedere un sorriso o venendo cercato per una richiesta di aiuto. Poi c’è la musica, che dà tutto, ogni giorno, ogni minuto, ogni secondo, e al momento nulla riceve, se non virtualmente e freddamente. Ma più che la musica ci sono le persone che la creano, la distruggono, la rimodellano, in continua lotta contro se stessi e il corso degli eventi esterni. È a loro che oggi va il grazie più sentito, a loro e a chi vive di musica e per la musica, per produrla, promuoverla e (si spera presto) portarla live.

Hibou (ft. Luha), Désir. Hibou sorprende con una brano cantato in francese e con tutta la sensualità, malinconia e dolcezza che tale lingua porta con sé. Il cantore delle mie prime notti dream pop (e shoegaze) rimane fedele ai loop e alle drum machine, al ritmo disco anni Ottanta, spostando il limite verso un terreno più cupo, ombroso e misterioso.

Sun June, Somewhere. Il secondo album di questa band di Austin si posiziona in uno spazio e un tempo altrove, nel passato come nel presente. Che si tratti di sogni a occhi aperti o di vere e proprie dissociazioni, i brani raccontano con amore di un viaggio tra la testa e il cuore.

Ellie Dandelion, Vivid. Il primo EP della cantante e producer Eliška Lubojatzká è un piccolo magnete per cuori agitati. Si respira la nebbia, l’umidità, il denso torpore tipico di chi ama stare in macchina a notte fonda, immobile tra mille pensieri, prima di tornare in casa dopo una serata passata tra amici.

Doused, Strawberry Blonde. Da Philadelphia una band che in una traccia riesce a tirare fuori il massimo della potenza del riverbero. L’uscita dell’album Murmur è prevista per il 16 aprile. Orecchie aperte!

Skilda Världar, Fas II. Il primo singolo di questa band svedese ha le carte buone per attirare l’attenzione. Tra le influenze spiccano quelle dello shoegaze anni Novanta, stemperato da una leggerezza andante tra chitarra e voce.

La Houle, Toi (ce moi). Il nuovo singolo della band francese anticipa l’album La chute. Ascoltandolo pare di risvegliarsi da un sogno lunghissimo, con tutte le conseguenze del caso. Il brano è un crescendo di suoni in costante costruzione e disgregazione, per poi terminare in un muro compatto e intricato di rumore.