Lunedì shoegaze. Un anno dopo

Winter (foto: Facebook)

Quando un anno fa comincia a diffondersi il coronavirus in Lombardia, il primo segnale concreto che la situazione è già fuori controllo arriva dal mondo della musica dal vivo. Milano, il luogo dove succede tutto, di colpo si trasforma in una zona sospesa dove non accade più nulla. Il primo concerto a saltare è quello dei Big Thief, previsto per il 23 febbraio 2020 al Magnolia di Segrate.

La band statunitense si scusa con un messaggio che racconta perfettamente in quale mondo straniero ci ritroviamo da un giorno all’altro: «Anche se il rischio del coronavirus è molto basso, riteniamo che sia meglio restare cauti per la salute dei nostri fan, della nostra squadra e di noi stessi». Quando leggo quel post su Facebook, la prima cosa che penso è che tutto sommato questa cancellazione mi viene in aiuto, dato che quel giorno non avrei potuto assistere al live a causa di impegni pregressi. In pratica, l’imponderabile ha appena bussato alle nostre porte e l’unica cosa che so dire è: «Sarà per un’altra volta». Un anno dopo, di quell’altra volta non c’è ancora traccia e il mondo della musica non ha trovato una via d’uscita dal disastro. Nonostante tutto, però, le belle canzoni non hanno smesso di stare con noi in questo periodo così duro. E allora il mio è il grazie più sentito possibile.

Winter, Violet blue. Ecco il primo, vero super singolo shoegaze del 2021. La losangelina Samira Winter canta con una voce ritagliata a filo sul precipizio di fuoco delle distorsioni, mentre il basso regala punti luce inaspettati tra un fragore e l’altro. «You love the drama, I can’t decide what’s true», ascolto questi versi che sembrano un sussurro rivolto a me. Che cosa vuoi comunicarmi, Samira? Un’accusa senza appello, una mano tesa a salvarmi, una presa d’atto che sa di rinuncia? Premo play, alzo il volume e cerco risposte esatte che forse non esistono.

Hello Again, Love is noise. Una volta ho sognato che precipitavo al rallentatore verso l’alto: la gravità si era ribaltata, il mondo aveva cambiato prospettiva e io mi ritrovavo appeso ai raggi del sole (anche loro con l’itinerario opposto: il cosmo come approdo e non come punto di partenza). Ecco, il suono di Hello Again, ovvero Fabio Nirta, è shoegaze senza baricentro, un campo lunghissimo in slow motion in cui il rumore diventa armonia, tre note appena con le quali costruire un universo. Ci senti la stessa densità del noise emozionale degli M83 di Dead cities, ma anche l’astrattezza siderale di Byron Westbrook e certi batticuori alieni di Bvdub.

Waves Of Dread, Endless. Dal Regno Unito, una band che abbiamo già raccontato qualche mese fa e che ora tira fuori un ep di psichedelia sporca, sfumata, granulare. Di tutti i brani colpisce specialmente Twilight, che chiude il discorso con uno shoegaze pieno di riverberi che scivola pigro e bellissimo come un crepuscolo infinito.