Beach House, “Depression cherry”. Tenera è la notte per i cuori spezzati

«Francesca mi ha mollata una settimana fa», mi dice Chiara con un vocale. Sono le 23,30, come al solito mi sono addormentato sul finale di MasterChef e impiego qualche secondo per capire chi sono. Chiara resta lì, online, in attesa di un mio segnale, come se mi chiedesse più un appiglio al suo dolore che una frase consolatoria buttata lì. Lei ha l’età che avevo io quindici anni fa, ritrovo quella stessa delicatezza pronta ad andare in mille pezzi di fronte a una quotidianità che chiama i sogni con il loro nome scientifico: illusioni. Mi limito a scriverle la prima risposta che mi viene in mente («Mi spiace, cerca di reagire, ci siamo passati tutti») e mi rendo subito conto che la pigrizia mi ha fatto sbattere contro un luogo comune grande così. Se ne accorge anche lei. «Lo so che per voi che siete arrivati prima – quel “voi” mi distrugge – tutto è già visto, già vissuto, già sperimentato. La musica? “Questa roba l’ascoltavo vent’anni fa”. L’amore? “Vedrai che troverai la persona giusta, sei giovane”». Parla senza fermarsi, col suo tono di voce tirato e acuto. «E invece no, non troverò la persona giusta, non la voglio nemmeno cercare: per me questa sofferenza è nuova, non ho anticorpi adatti, il mio cuore è di cristallo. Non riesco nemmeno a mettere sul giradischi Souvlaki degli Slowdive, la nostra band, che ascoltavamo in silenzio, il respiro all’unisono. Adesso quando sento Alison mi viene solo da piangere: quel ritornello per noi era tutto». Il vocale s’interrompe un istante prima che la voce s’incarti in qualcosa di molto simile a un singhiozzo: un segnale di resa che il suo amor proprio non ha voluto concedermi.

Un bouquet di canzoni al ralenti

Non so che cosa dire. Il punto è che le parole giuste non esistono, men che meno se il ponte che unisce due persone è un semplice smartphone con la batteria al 28% e la vibrazione calibrata sul quarto grado della scala Mercalli. Chiara continua con i suoi vocali, mi spiega cosa significa assorbire delusioni anziché costruire speranze. Quando mi sono ritrovato in circostanze del genere, il rifugio per me è stato sempre lo stesso: i Beach House. Soprattutto Depression cherry, l’album della riconversione della band da fenomeno indie globale a culto che se ne infischia delle mode, un bouquet di canzoni al ralenti legate fra loro da una malinconia tenue. «Tenera è la notte per chi ha il cuore spezzato», canta con la solita eleganza gotica Victoria Legrand in Space song, con un Alex Scully in sottofondo che costruisce uno spettacolo di psichedelia notturna ed empatica. È un disco che va a incidere sulla carne viva delle fragilità di ciascuno di noi, ma senza quell’indolenza che caratterizza spesso la musica sensibile: i Beach House non offrono soluzioni, ma accolgono i nostri pensieri più cupi in un suono ovattato e senza gravità, perfetto per lo struggimento ma anche per l’innamoramento. La depressione ciliegia è insomma il metodo brevettato dal duo dream pop di Baltimora per stemperare la paranoia e non lasciarsi sedurre dal nichilismo. Non potrei consigliare a Chiara una musica migliore per aiutarla a riprendere in mano il suo presente.