Lunedì dream pop. Senza cedere alla disumanità

Postcards

È interessante come moltissima musica uscita in questi mesi – o ripescata per l’occasione – abbia raccontato in diretta le conseguenze psicologiche e il terremoto sociale che la pandemia ha portato con sé. È un bene che musicisti di tutto il mondo abbiano esorcizzato un periodo così tremendo con le loro canzoni. Mi è sembrata una necessaria via d’uscita dalla follia di questi giorni fuori di testa, dalla paranoia imposta dagli attaccabrighe, dall’intolleranza elevata a sistema, dall’irrazionalismo diventato scienza esatta. Sono brani che raccontano una cosa molto semplice: è possibile soffrire senza per questo dover cedere alla disumanità.

Postcards, The good soldier. La solennità gotica di Fossilized rimanda inizialmente ai primi Slowdive, ma l’epica dream pop messa in atto dai libanesi Postcards è ben fatta e inattaccabile sotto ogni punto di vista: i richiami a un certo classicismo shoegaze finiscono subito per infrangersi al primo ritornello, perfetto-rotondo-dirompente come sanno esserlo certi pezzi strappacuore degli Arcade Fire. Peraltro il gioco del suono sfugge facilmente ai paradigmi e va per conto suo, tra rumorismi contratti e improvvisi (Dead end) e malinconie pop alla Alvvays che sono l’antidoto che cerchi al tormento da tormentoni (Spiderwebs).

Spunsugar, Happier happyless. La band svedese presenta un singolo che ha uno sviluppo interessante, in quanto tende a scivolare progressivamente da un synth pop squillante a un post punk scuro e claustrofobico.

Sinking With Love, Far from where? Duo italo-irlandese che si trova molto a suo agio con una certa idea di folk d’ambiente, armonicamente rarefatto e stilisticamente minimale. The place è un pezzo che spinge verso una interpretazione di dream pop morbida e raffinata.

Heaven Or Las Vegas, Cose che non ho mai vissuto. Non è chiaro che cosa non abbiano mai vissuto questi ragazzi, in compenso è chiaro cosa stanno vivendo: rabbia, disillusione, sogni e speranze, tutto insieme, tutto in una volta, perché la band ti racconta che cosa vuol dire correre sul filo dell’universo e restare miracolosamente in equilibrio. Gli Heaven Or Las Vegas hanno le potenzialità per diventare una delle band dream pop di riferimento di questo nuovo decennio.

Lorelei, Pale. Sempre nell’ambito delle citazioni eccellenti, dopo gli Heaven Or Las Vegas ecco i Lorelei. Di questo progetto australiano Shoegaze Blog se n’è occupato giusto un anno fa. Pale è Beach House più Cocteau Twins, ballad emozionante che mette in musica un lungo addio che si nasconde nei battiti del cuore per i giorni – i mesi, gli anni – a venire.

Wywy, Isolated. Da Dubai, il duo Wywy tira fuori il proprio personalissimo inno sul tema del distanziamento sociale, un post punk più d’atmosfera che d’impatto che rende bene la sensazione di smarrimento esistenziale di fronte a un mondo totalmente frantumato da questi mesi terribili di isolamento e quarantena forzata.

Teen Idle, Insomniac dreams. Il concetto chiave del dream pop della statunitense Teen Idle si trova all’interno della dolente The haze. Ecco, a un certo punto la cantante dice che i giorni sembrano sempre più luminosi quando piove. Alzi la mano chi non ha mai provato a canticchiare la propria malinconia in mezzo a gocce di pioggia che sembrano talvolta più amichevoli di un raggio di sole.

Superdrone, Solargaze. Parte subito bene, questo disco del progetto britannico Superdrone. La canzone che dà il titolo alla raccolta è un singolo davvero niente male di pop a bassa fedeltà e riverberi ad alto dosaggio. È insomma un buon disco dreamgaze capace di mantenere costante la tensione emotiva.

The Alien Cormorant & Cecilia Miradoli, From my house to your house. Puoi ricordarmi ogni cinque minuti quanto è meravigliosa la vita, chiede con un filo di voce Cecilia Miradoli (Pinhdar) alla fine dell’apocalisse sonora di Every five minute, una sorta di spettrale dream-folk a gravità zero che si aggancia alla nostra quotidianità stravolta con notevole partecipazione emotiva. From my house to your house è un ep collaborativo realizzato da remoto i cui proventi verranno devoluti a Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e Dundee Foodbank, in Scozia, patria di The Alien Cormorant.