Quarantena shoegaze. La nuova normalità

Lightning Bug

Al giorno dieci, la situazione è abbastanza semplice: non uscire di casa comincia a sembrarmi la normalità. Tutte le cose che ti dicono – vestiti bene, non lavorare sul divano, prenditi cura di te – finiscono nell’istante stesso in cui capisci che il nuovo tran tran non cambierà tanto presto, che non esiste una scansione quotidiana rigida, ma solo un lento susseguirsi di ore che sembrano accavallarsi fra loro sono le 9 o è mezzogiorno? Per dire, la doccia sta diventando un santuario maya: la vedo troppo bella e immacolata per essere violato dalla mia zozza indolenza. In questi giorni ho scoperto anche con un certo sgomento di essere diventato mio malgrado uno stalker inconsapevole. Ho imparato a riconoscere le abitudini dei miei vicini a seconda dei rumori che provengono al di là delle pareti. In breve: scopano poco, litigano tanto, guardano Un posto al sole (lo faccio anch’io: chissà se Serena e Filippo divorzieranno) e la sera si addormentano intorno a mezzanotte e mezza facendosi cullare dal dolce stil novo dei reality show di nuova generazione, quelli con gente che esprime il proprio disagio esistenziale umiliandosi in pubblico nei modi meno convenzionali possibili. Shoegaze Blog può rispondere nel solo modo che ha a disposizione: con quella buona musica che rende la quotidianità un po’ meno scontata, un po’ meno banale, un po’ meno spaventosa.

Lightning Bug, The onely ones. La crasi perfetta tra il rumorismo sfalsato dei My Bloody Valentine e la melodia spaziale dei Cocteau Twins riescono a trovarla i Lightning Bug, già autori di un disco che questo sito aveva definito “importante”. Un singolo bellissimo, come una promessa di felicità che viene mantenuta proprio al momento giusto.

Sasami, Mess. È in pratica l’epilogo rumoroso e tosto al punto giusto del disco d’esordio di Sasami uscito lo scorso anno. Lei lo descrive così: “I started making my self-titled album almost three years ago. Since then I’ve fucked other people, healed bad relationships, broken new good ones, found more joy, more anger and everything in between. Mess is where I’m at now”. Ovunque sia Sasami, spero che ci inviti al suo party selvaggio una volta terminata l’emergenza.

Blue Town, Ghosts. I Blue Town sono una nuova band italiana che ha pubblicato un ep molto interessante di dream pop fratturato o di shoegaze scomposto: rumore che amplifica l’armonia, melodia che nobilita il caos. Ottima musica, insomma.

Charivari, Lotus eater. Un rock vecchia maniera: tutto impatto, epica, progressione. I Charivari tirano fuori una musica in cui tutto è extralarge, dalle distorsioni ai riverberi, e  spaccano il mondo con una psichedelia shoegaze d’altri tempi.

Green Witch Recordings, Audio Spells Volume 1. Questa uscita dell’etichetta newyorkese Green Witch Recordings è in realtà una sorta di presentazione degli artisti che ne compongono il roster: tra le tracce più interessanti, segnalo la sospesa malinconia dream pop di David Bowie dei Forever Fatale e il rock sferragliante degli Shallow Waves.

Eligia, Eligia. Il bel post punk DIIV style – ovattato e brillante al tempo stesso – di Outsider è quello che ci vuole in queste giornate di clausura e pazienza. “Sun in my eyes and the wind in my hair, not a care in the world as i’m leaving my home”. Prendiamo questa canzone come un invito a rivederci in giorni migliori.