Martedì dream pop. L’aria vibra, il corpo sente e risponde

Gold Mass (foto: Giuseppe Flavio Pagano)

Non si può ascoltare la musica a basso volume: per alcuni è un’ovvietà, ad altri serve ripeterlo. Da parte mia il motivo principale è il fatto che solo così il corpo viene attraversato delle vibrazioni. Sono una di quelle persone che sente la musica più con la pelle che con le orecchie: resto lì, tutta rigida, poi basta una una nota e il corpo cambia. Ecco, solo in momenti del genere ci si sente davvero in sé. Non resta che ritrovarsi e capire fino a che punto il proprio corpo può arrivare.

Questi bassi, voci, tempi e prospettive aspettano solo di farvi muovere: zero regole per questo gioco che inizierà appena premuto play.

Life On Venus, Departure. Dal cuore della Russia un quintetto che cammina su una fune, in bilico tra sentimenti drammatici e gioiosiWhat lies beneath propone una voce nebbiosa che avvolge l’aria. L’oscurità proviene dai fuzz del basso e delle chitarre come da un passato ben radicato nella memoria e ormai mappato nel cielo. “A fire burns inside us / As long as we exist / A million lights above us / Will show what lies beneath”.

FOAMMM, FOAMMMSi raggiungono mondi esplorati solo da band come i Tame Impala e Melody’s Echo Chamber: con i norvegesi Foammm si viaggia lontano, dove non c’è gravità e la luce è dorata e tinta di mille sfumature. Affiora un revival dello slacker rock anni Ottanta in un’atmosfera dream pop tutt’altro che onirica ma viva e carnale.

Slowness, BerthsScorrono pochi secondi e le spalle iniziano a muoversi incessantemente in slow-motion: il ritmo scandito e uguale a se stesso in tutta la durata del brano crea una sorta di ipnosi movimentata solo dal fluttuare delle parole sospirate. Berlin è stato il secondo singolo dell’album della band americana e ha lasciato inquadrare alla perfezione la linea stilistica slowcore e artificiosa come un macchinario industriale.

Solitude In Apathy, The other. “In the other, try to see”: un’unica frase senza sviluppo né soluzione. L’incapacità di trasporsi negli altri o nel vero sé messa in musica in un nuovo singolo da questa band di Napoli dalle sonorità dark e profonde come un incubo rivelatore travestito da sogno. Questa è un’anticipazione dell’EP di debutto che speriamo di poter sentire presto.

GOLD MASS, Transitions.  La vulnerabilità è una cicatrice sempre sul punto di aprirsi. Tutto è in transizione e mutabile e la stabilità la si trova nella propria essenza, dove si genera l’energia e la forza vitale. Dallo stesso punto arriva la voce pura di quest’artista, che attraverso la musica si emancipa da ciò che vive sulla propria pelle. Percorre con intensità corridoi comunicanti di ironia, sensualità, fragilità e forza portando l’elettronica fuori dalla bolla della freddezza e dell’incomunicabilità. Transitions è un album da ascoltare per intero lasciandosi trasportare.