Playlist: dieci canzoni shoegaze da ascoltare questo inverno

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La parola inverno è ormai l’equivalente delle mezze stagioni: un luogo comune. Quando parlo non trovo traccia di inverno nelle mie parole: l’aria le accoglie senza creare attorno quei ghirigori di condensa che tanto mi divertivano da bambino. Temperature alte, cielo azzurro, niente guanti: l’inverno che amo io è un invito a trovare il calore negli abbracci degli altri, mentre questo surrogato di gennaio che c’è adesso è praticamente la messinscena di una primavera sgangherata, piena di smog e con gli alberi spogli. E allora anche se non fa poi così tanto freddo, facciamo finta che sia davvero inverno grazie a questa playlist Spotify che comprende dieci canzoni dream pop e shoegaze (e derivati) da ascoltare con la sciarpa attorno al cuore.

 

1. True Sleeper, Blurred hearts. Che dire di questo brano, presentato in anteprima proprio su Shoegaze Blog? Che si tratta di uno dei brani shoegaze migliori degli ultimi tempi. True Sleeper (ex Weird., attualmente con Sonic Jesus, quindi non certo uno sprovveduto) appicca l’incendio perfetto in vista dell’uscita del disco, Life happened, in arrivo in primavera.

2. Cosmetic, Inetti n.1. I Cosmetic tornano con un singolone d’altri tempi e fanno capire a tutti che in Italia lo shoegaze passa necessariamente da loro. Ecco dunque le melodie epiche, le chitarre stratificate, gli effetti a cascata e tutto quello che serve per fare un grande pezzo di punk per gente introversa. C’è grande attesa per Plastergaze, in uscita il 15 marzo.

3. Be Forest, Gemini. L’altro grande ritorno è ovviamente quello dei Be Forest, che l’8 febbraio pubblicheranno Knocturne, di cui sono stati diffusi tre brani, tra i quali Gemini: un pezzo veloce, ossessivo, malinconico eppure aggressivo e tutt’altro che accomodante. In pratica i Be Forest fanno sul serio, ancora una volta.

4. Tallies, Trouble. Il loro disco, intitolato proprio Tallies, è uscito da poco e già adesso è considerato come un termine di paragone per tutte le band che nel 2019 si cimenteranno con il dream pop (versante più pop che dream). Trouble è un sorso di riverbero dolce, da mandare giù quando lì fuori butta male. O, come dicono loro, “with no regard to forthcoming trouble”.

5. Tamaryn, Fits of rage. C’è anche Tamaryn in questo gennaio 2019 che sembra un rendez-vous di grandi artisti che da troppo tempo non si facevano sentire. Fits of rage colora di nero un suono dream pop in stile Cocteau Twins, con la voce dell’artista neozelandese che sembra sul punto di spezzarsi quando canta “I was about to break into a fit of rage”.

6. Death Of Heather, I can tell. Da Bangkok, i Death Of Heather hanno dalla loro parte gli arpeggi e le sfumature del miglior dream pop. I can tell, che ha il suono un po’ malinconico di quei brani che hanno bisogno di pochi ingredienti per funzionare davvero, è un pezzo interessante.

7. Cathedral Bells, Ethereal shadow. Tra il synth pop, l’indie rock e il bedroom-gaze c’è la musica di Cathedral Bells, di cui il primo febbraio uscirà l’ep di debutto. Chi ama le canzoni piccole così (che però racchiudono una galassia di emozioni difficili da esprimere a parole) dovrebbe dare una possibilità a questo pezzo.

8. Cmfrtble, Listen. Anche in questo caso ti troverai di fronte a una di quelle piccole confessioni di indie rock casalingo a bassa fedeltà sonora ma ad altissimo tasso emotivo. Listen è un gioiellino di shoegaze da camera da letto: occhi chiusi, musica giusta negli auricolari e un attimo di tregua da tutto ciò che ti graffia l’anima.

9. Niights, Stars. Questo sito aveva già segnalato questa band, tra le più capaci nello sdoganare il dream pop ben oltre il raggio d’azione standard al quale siamo abituati. Stars è il loro capolavoro, una canzone dalla dinamica bene in evidenza – i suoni sottili, la tristezza raccolta attorno agli arpeggi, la distorsione potente che esplode e va via veloce tipo punto e a capo. C’è tutto, insomma.

10. B., Bestia. Lei è l’animale raro della canzone italiana, che trasforma l’itpop in new wave e il cantautorato in post punk, che mette una voce forte al servizio di suoni storti e sensazioni forti: “Bello questo tramonto, mi ricorda l’inferno che ho visto l’altra mattina nel buco della serratura”. Il fuoco brucia le parole di B. e le trasforma in musica da ascoltare quando il sangue bolle fino a spaccare le vene.