Premi play/2: quattro band che devi ascoltare

Linda Guilala

Per lo shoegaze il 2018 è l’anno della verità. I fuochi d’artificio dello scorso anno, i grandi ritorni e le grandi sorprese hanno in qualche modo creato quel big bang che ha spostato gli equilibri e ha segnato un punto di svolta nel mondo del riverbero e del delay. Il punto adesso è: riuscirà la scena dream pop a sfruttare l’onda lunga e a trascinare ulteriormente l’entusiasmo verso un ulteriore traguardo di credibilità e di visibilità? I segnali ci sono e sono interessanti: continuano a uscire band che in qualche modo riescono a garantire quella tenuta e quell’integrità che fanno ben sperare. Shoegaze Blog come sempre tiene d’occhio la situazione e cerca di raccontare solo il bello e solo il meglio della nostra musica preferita. Per il secondo appuntamento della rubrica Premi play, ecco quattro progetti che meritano davvero il tuo play.

Linda Guilala

Questa artista ha fatto parlare di sé in maniera piuttosto clamorosa nel 2016, quando vinse il sondaggione di Dkfm per il miglior disco dell’anno con il suo Psiconautica, benché la radio non avesse mai trasmesso nessun brano di quell’album. I fan di Guilala raggiunsero dunque lo scopo: far conoscere al pubblico internazionale una musicista bravissima che suona shoegaze cantando non in inglese, ma in spagnolo. Il nuovo singolo Primavera negra è tra le cose migliori mai prodotte da Linda: dream pop malinconico e raffinato, tra tastiere squillanti e riverberi abbondanti.

Beach Bully

Questi brani hanno riverberi così ampi e avvolgenti che non basta il mondo intero per contenerli. I Beach Bully con il loro nuovo ep tirano fuori già adesso uno dei pezzi più belli dell’anno – e siamo ancora a febbraio: Catherine Wheel evoca gli eroi dimenticati dello shoegaze con l’epica giusta, quella delle canzoni migliori. Da ascoltare e riascoltare.

Crono’s Splintered Dreamscape

Hai presente quando ascolti un brano folk in una radio mezza scassata, che impasta le melodie della voce con un rumore bianco quasi assordante? Ecco, Crono’s Splintered Dreamscape fa proprio questa roba. Droni, distorsioni, introversione, bellezza: un po’ Yellow Swans, un po’ Flying Saucer Attack, Blue speckled daydream è un album splendido e misterioso che ti travolge dolcemente – oppure che ti culla violentemente.

Magic Mountain

Una sola canzone, ma lunghissima. Chiedono ben nove minuti i Magic Mountain, ma It’s over vale il tempo speso. Nonostante la struttura lineare e diretta a dir poco – chitarre sottili, voci ben definite, ritmi standard – il pezzo riesce a costruire un crescendo pop a tratti entusiasmante. Meritano una possibilità.