I 20 migliori album shoegaze italiani

Ok, loro in effetti non ci sono

Nel 2023, presentando i 20 migliori album italogaze, scrivevo che «lo shoegaze italiano è una sorta di utopia, un big bang al ralenti che – ancora – non ha capovolto lo status quo, ma che ha lasciato tracce evidenti e un’estetica sonora raffinatissima e riconosciuta». Tre anni dopo, la situazione è cambiata grazie soprattutto all’esplosione dello shoegaze su TikTok, capace di riscrivere la grammatica emozionale della Gen Z e di spostare il baricentro della musica indipendente. Mondaze, Chiaroscuro, Satantango e Glazyhaze sono alcuni dei nomi che negli ultimi tempi hanno contribuito a diffondere il nostro suono preferito in contesti più mainstream. A questo punto, aggiornare la classifica era inevitabile, sia per affrancarci da un termine – italogaze – ormai archeologico e incapace di raccontare la contemporaneità, sia per avere uno scatto più a fuoco di una scena che sta diventando mediaticamente sexy, ma che resta comunque alternativa a tutto ciò che disprezziamo: le canzoni brutte.

20. In Her Eye, Change (2018)

Questo album, Change, è passato un po’ troppo in sordina, come spesso accade ai dischi importanti che vengono inghiottiti in una colpevole distrazione di massa. Qui si sentono i Motorpsycho e i Ride, la psichedelia e lo shoegaze. Soprattutto si sente un’ottima band. Ma che diavolo di fine hanno fatto gli In Her Eye? Ebbene: dopo anni di silenzio, sono tornati a suonare dal vivo. Finalmente.

19. Klimt 1918, Sentimentale jugend (2016)

Venti tracce per un album massiccio e totale: post rock, shoegaze, new wave, metal e chi più ne ha più ne metta. I Klimt 1918 tornano con un lavoro che ha un suono intenso e ultra stratificato, un punto e a capo che, a distanza di tanti anni, continua a pesare parecchio sulla discografia del gruppo romano.

18. Clustersun, Avalanche (2021)

Questi tre tizi dal vivo suonano come se stessero annunciando la fine del mondo. Un’iradiddio noise che finalmente anche in studio trova la sua piena rappresentazione: Avalanche moltiplica per mille il rumore del precedente e già poderoso Surfacing to breathe e ci regala il momento esatto in cui una band diventa supernova.

17. Chiaroscuro, Chiaroscuro (2024)

Sai quando parlano di TikTok, dello shoegaze, della Gen Z? È tutto vero. Le canzoni dei Chiaroscuro riescono a fare la cosa più semplice e difficile insieme, in questi tempi frenetici e stracarichi di stimoli: ti fermano lo scroll. In questo album d’esordio c’è già tutto: forza, melodia, identità. La title track è uno dei pezzi più belli del decennio.

16. Cosmetic, Plastergaze (2019)

Il gran ritorno dei Cosmetic allo shoegaze. La band romagnola posiziona in catena i pedalini giusti e ritrova il suono esatto, un po’ My Bloody Valentine e un po’ Slowdive, ma calibrati e inseriti negli arrangiamenti aperti tipicamente Cosmetic. Fanno ormai storia a sé e continuano a essere la più bella anomalia della scena indipendente italiana.

15. Soviet Soviet, Endless (2016)

C’è stato un momento in cui Pesaro era diventata la nuova storia della scena alternativa mondiale. Oggi l’Italia musicale sembra andare in retromarcia rispetto a quanto abbiamo ascoltato in quegli anni, ma questi dischi sono comunque destinati a restare. I Soviet Soviet di Endless sono uno degli esempi più a fuoco di post punk mescolato con lo shoegaze.

14. Mondaze, Late bloom (2021)

Il primo colpo messo a segno dalla nuova scena shoegaze italiana emersa degli ultimi anni, tra le pochissime band che in futuro potrebbero spostare davvero gli equilibri e dettare l’agenda ai più alti livelli (dice niente BBC Radio 1?). I Mondaze più che suonare appiccano incendi: canzoni torride, spesse e impenetrabili, alimentate da un nichilismo che si traveste di malinconia.

13. True Sleeper, Life happened (2019)

Il più bravo e talentuoso cantautore shoegaze italiano, un tempo noto come Weird, nel suo progetto solista può sfoggiare un songwriting raffinatissimo, struggente e umbratile. Life happened andrebbe ascoltato durante l’ultima ora della notte, quel segmento temporale in cui è possibile ascoltare il respiro del mondo, sincronizzandolo col proprio: e scoprirsi non ancora soli, non ancora persi.

12. We Melt Chocolate, Holy gaze (2023)

Non sono un tipo religioso, ma se i We Melt Chocolate fondassero un culto sarei il primo adepto. Holy Gaze è, come dice la stessa band, «una sorta di lettera d’amore allo shoegaze in tutte le sue forme», e allora abbandoniamoci a queste canzoni assordanti, melodiche, gigantesche. E ricordiamoci di santificare il riverbero.

11. Brothers In Law, Hard times for dreamers (2013)

Ho riletto cosa avevo scritto anni fa a proposito di Raise: «Come ascoltare una storia bellissima che riprende d’incanto da dove si era spezzata, per non interrompersi più». La storia invece si è spezzata con la morte del batterista Guagno, un finale tragico e ingiusto – ma esistono poi morti giuste? Sono tempi duri per chi ama sognare. Ma questo album resta un atto d’amore shoegaze, dream pop, post punk.

10. Satantango, Satantango (2025)

L’estetica noir dei Satantango, in cui la provincia diventa prima mistero e poi meraviglia, fa da contraltare a una musicalità piena e luccicante, una strana euforia triste che prevede chitarre che esplodono e collassano, come una giovinezza vissuta senza cinture di sicurezza. È uno shoegaze cantato in italiano che è quasi generazionale nel suo modo di porsi e suonare: istintivo, empatico, sincero.

9. La Casa Al Mare, This astro (2015)

Prendo in prestito il commento di un utente che ha acquistato l’ep dei La Casa Al Mare su Bandcamp: «This is one of the best releases I have come across, these shoegazers/rockers from Rome. For a first release, this sounds so polished and professional you would think this was a third LP from another top 5 modern shoegaze band now. Must own! Love these guys!». E li amiamo anche noi.

8. Be Forest, Cold (2011)

Non me ne voglia chi è arrivato prima, ma si può dire che Cold dei Be Forest rappresenti l’atto fondativo dell’intero movimento shoegaze italiano. Un album perfetto per sonorità, estetica, attitudine: un greatest hits travestito da disco d’esordio, un post punk freddo, anzi glaciale, tono su tono con la nostra malinconia lieve ma persistente. Un classico istantaneo.

7. Neraneve, Neraneve (2023)

I Neraneve sono la tua nuova band preferita anche se ancora non lo sai: invisibili agli algoritmi che contano, devi andare a cercarli dove nessuno guarda (e ascolta), perché queste canzoni totali, tra suoni sfalsati e voci lontane come un ricordo struggente, girano al largo dalla mediocrità. «Shoegaze, Dream pop e perturbazioni atmosferiche», dicono loro. E allora premi play e dimentica pure l’ombrello.

6. Bia​ł​ogard, Studies on distance (2013)

Dietro a Białogard c’è Fabrizio De Felice, già con Obree e attualmente con i formidabili Huge Molasses Tank Explodes. Purtroppo sembra che questo progetto di shoegaze casalingo ad alta intensità emotiva abbia concluso il suo percorso. È un peccato, perché Studies on distance è davvero un ottimo disco ed Eleven resta uno dei pezzi più belli di sempre.

5. Felpa, Paura (2015)

Non so più in che lingua dire quanto mi piaccia il suono di chitarra di Daniele Carretti, che sembra avere un riproduttore dream pop incorporato nei pickup. Paura è un album di songwriting shoegaze crepuscolare in cui ogni nota è un batticuore e ogni parola un pezzo di vita vissuta. Un capolavoro che ancora oggi suona perfettamente compiuto.

4. Rev Rev Rev, Des fleurs magiques bourdonnaient (2016)

Una delle migliori realtà shoegaze mondiali (lo ha detto Bandcamp) si conferma con Des fleurs magiques bourdonnaient: un noise fotonico a dir poco prepotente, una psichedelia slabbrata e quadrimensionale, un rock storto e tarato su frequenze rumoristiche brutali. I Rev Rev Rev conoscono meglio di chiunque l’arte del caos: suonano loro, si sente l’apocalisse.

3. Glazyhaze, Sonic (2025)

Quante altre volte ancora devo elogiare i Glazyhaze? Hanno melodie, armonie, tenacia, ispirazione, impatto. Dal vivo spingono il loro shoegaze/post punk con personalità e attitudine. Il quartetto ha portato le canzoni di Sonicdisco dell’anno 2025 per Shoegaze Blog – sui palchi di mezza Europa. Ecco: magari l’Italia dovrebbe essere meno distratta.

2. etti/etta, Old friends (2018)

Il disco più bello del 2018 continua a stupire ancora oggi perché è un lavoro che non ha tempo, non ha categorie, non ha paragoni. Il duo italo-canadese etti/etta è assolutamente in controllo della situazione mentre si diverte a scatenare un tornado fortissimo in cui shoegaze, synth pop e post punk si sovrappongono in un gioco sonico a dir poco formidabile.

1. Stella Diana, Nitocris (2016)

Nitocris è un capolavoro che gioca lo stesso campionato dei nomi più forti della scena internazionale degli ultimi quindici anni almeno. Oltre a un suono in stile mareggiata (si schianta e si ritrae con moto ondoso a volte potente, a volte lento), ha un suo fascino dolente, quasi cinematografico. «I see you forsaken».