Estate shoegaze. Dieci band da ascoltare in vacanza

Vivian Girls (foto di Neil Kryszak)

Milano d’estate è un forno. Di quelli che bruciano ciò che custodiscono, piuttosto che dorarlo. E io che ho una pelle talmente chiara e delicata da sfiorare la trasparenza, sono costretto ad andare in giro vestito come il vecchio di Jurassic Park. Per fortuna c’è la bella musica, che agisce molto meglio di una crema solare: scopri come idratare la tua pelle con un’abbondante dose di riverberi. Garantisce Shoegaze Blog.

Ogni volta che guardi questa foto un influencer muore

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Vivian Girls, Sick. C’è un vecchio articolo di Pitchfork che racconta bene perché le Vivian Girls contavano eccome nella costruzione di quell’indie pop nato al confine tra due decenni, gli Zero del divertimento tenue e i Dieci della consapevolezza amara. Sick, il nuovo bellissimo singolo shoegaze, non fa altro che ribadire che le Vivian Girls contano ancora, altroché.

Fleeting Joys, Speeding away to someday. Quelle distorsioni che sembrano piegare lo spazio e il tempo alla maniera dei My Bloody Valentine dicono che i californiani Fleeting Joys sanno bene che cos’è lo shoegaze, quali sono i trucchi giusti e quali le dinamiche che funzionano. A questo aggiungi una scrittura pop azzeccata e hai i tuoi tormentoni introversi.

Dogma 95, Usemypitasanashtray. Questo ragazzo spagnolo dice di amare lo shoegaze: il suo secondo ep è in effetti un ibrido curioso di nugaze, synth pop e, appunto, shoegaze. C’è il talento, ci sono le melodie, ci sono i riverberi. Forse ancora un po’ acerbo, ma già adesso che soddisfazioni che dà.

Maudits, Togliere la tristezza come fosse un filo di lana nel tuo stomaco. Quest’altro ragazzo invece è italiano, ha 19 anni e dice di aver iniziato da poco a fare musica. Sarà: le idee sono chiare già adesso, il tocco post rock c’è, le prospettive pure. Singolo promettente, lui deve ancora maturare, ma tempo al tempo.

Gazed, Gazed. Il terzetto dei promettenti si chiude con gli italiani Gazed, un nome che meno googleabile  – e taggabile – di così si muore ma che se non altro non lascia dubbi su dove vogliano andare a parare. Anche in questo caso, un po’ acerbi nei suoni e nella costruzione dei brani, ma a compensare il tutto c’è quella sfrontatezza giovane e assoluta che ci regala parecchio godimento oggi e parecchio ottimismo per il futuro.

Trillion, When I wake. L’effetto quarta dimensione si rivela in pieno nelle chitarre infuriate di questo nuovo lavoro della band australiana. Le melodie oscure funzionano bene, si dimenano tra distorsioni e riverberi e fanno il loro dovere: colpire duro, senza pietà.

New Ghost, New Ghost Orchestra. Shoegaze Blog tiene d’occhio questo progetto britannico da tempo. Post rock, pop, shoegaze? Niente di tutto questo, o non soltanto questo: fanno una musica che sa darti ciò che cerchi, ovvero un riparo dal caos, specialmente quando addosso hai ferite che sono invisibili al mondo ma che bruciano davvero sulla tua pelle, sul tuo cuore, sulla tua anima.

Overly Polite Tornadoes, Anyway. Le ballate sbilenche e noir di questa band americana sembrano provenire da un’altra epoca, quella in cui l’indipendenza era un valore e non uno status frainteso e trasfigurato. Suoni così ti conquistano subito. Bravi, emozionanti, necessari.

Haunter, Please understand. Difficile spiegare a chi non c’era negli anni Novanta – a chi era distratto negli anni Novanta – che cosa voleva dire aggrapparsi disperatamente a certe band che raccontavano la tristezza attraverso arrangiamenti lenti, costanti, totali. L’indie rock – quello vero – è diventato presto culto e troppo presto archeologia: allora viva gli americani Haunter, che raccolgono il testimone e riportano a casa un suono psichedelico e ruvido che è la mia seconda pelle. Disco bellissimo.

An Ocean Of EmbersFlashes of your first kiss. Una sola canzone, che sembra intrappolata nell’ovatta di un dream pop mai così basilare negli arrangiamenti eppure così efficace nel risultato. C’è da emozionarsi subito e non smettere più: una gemma nascosta, preziosa e perfetta.