Pasquetta shoegaze. Restiamo in casa, tanto oggi pioverà

HuanHuan 緩緩

Fuori c’è soltanto Milano: i milanesi sono scappati. Le strade non danno nemmeno l’impressione di essere attaccate a terra. Anzi, osservando con attenzione puoi vederle slittare tra i palazzi, come se stessero disperatamente cercando la vita vera in ogni incrocio senza traffico, ai semafori del centro, nelle piazze delle periferie. Oggi Milano vive una di quelle giornate tra parentesi che galleggiano sul calendario infischiandosene della quotidianità. La città oggi – solo per oggi – smette di tossire: ma è comunque pallida, le nuvole vanno e vengono come fanno certi amici non richiesti, che spuntano quando hai voglia di stare tranquillo e ti raccontano le loro vittorie solo per sottolineare le tue sconfitte.

Che importa delle feste

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(da meteo.repubblica.it)

D’altronde è Pasquetta, le nubi appartengono al folclore del momento e l’acquazzone arriva sempre, inutile illudersi, è scienza emozionale, priva di logica eppure così concreta. Quest’anno sembra leggermente in ritardo sulla tabella di marcia, ma la pioggia è lì, la sento ronzare intorno al mondo, in agguato. Ma io non ho voglia di sfidare il meteo. La tenda trattiene un piccolo sole che s’infila tra le fessure della serranda, lasciando la camera da letto in una sorta di luce ovattata che si allunga senza fretta fino a toccarmi i piedi. Ma davvero dobbiamo uscire? Che importa delle feste. Che importa del mondo. Che importa del maltempo. A me basta premere play. A te?

HuanHuan 緩緩, Charlie. La band taiwanese è una sorpresa: Charlie è uno dei singoli più convincenti degli ultimi mesi, con quel modo così efficace di cantare timidezze e malinconie affidandosi però a suoni enormi e ad arrangiamenti dalla gran botta rock. Un brano davvero super.

Marble Arch, Children of the slump. Semplicemente, adoro le canzoni di questo gruppo francese dal talento melodico sopraffino e molto ben a fuoco. Per certi versi sembra di ascoltare l’album che i Deerhunter non hanno saputo tirare fuori pochi mesi fa. Bellissimo davvero.

Blushing, Dream merchants. I texani Blushing tornano con un nuovo singolo che riafferma con forza le peculiarità di un progetto molto interessante. Si oscilla continuamente tra dream pop e shoegaze: cioè si alterna il pianissimo e il fortissimo, e in entrambe le circostanze la band sa il fatto suo.

XO, Wonder. Che bravi questi tre californiani. Le canzoni di Wonder ritrovano il gusto perso e perfetto dell’indie rock di quindici anni fa, quello che andava dritto e senza giri a vuoto nel punto esatto in cui la bella musica prospera, quello dal quale partono i brividi giusti che cancellano – almeno per qualche istante – ferite, cicatrici e tormenti invisibili.

The Gluts, Dengue fever hypnotic trip. Il titolo dell’album non è messo lì a caso: pare che Claudia Cesana, bassista dei Gluts, sia stata colpita contemporaneamente da malaria e febbre dengue. Da questa esperienza, tutt’altro che raccomandabile, nasce il nuovo disco del gruppo milanese: un big bang noise. Se lo shoegaze è un pop armato fino ai denti, i Gluts non sembrano soltanto armati: sono pronti a farti a pezzi. Arrenditi a loro, dunque, e alza il volume.