Agosto purtroppo sta per iniziare, meglio dunque trovare una giusta consolazione con l’aggiornamento della playlist Best Shoegaze & Dream Pop 2026, disponibile su Spotify, Apple Music e (molto presto) Tidal. Queste le novità: She’s Green (copertina), Red Red Sun, Atmos Bloom, Blackberry Crush, Muanh, Mirror Move, School Of Design, Not My Value, No Joy, Marcovaldo, Alas De Liona, Cowards, Tiger! Shit! Tiger! Tiger!, Hazel English, Laughter, Delilah Wood, Blue Cinema, Lembrete. Come sempre, non si tratta di una classifica, ma di un omaggio a una scena incredibilmente emozionante. Premi play, salva, ascolta. E dicci chi secondo te manca alla lista.
She’s Green, Locket. Feeling Minnesota; fiato su vetro freddo; souvlaki space station.
Lembrete, Vagalumes. Milano-Rio solo andata; jam session in cameretta; pomeriggio d’agosto.
Marcovaldo, 99 – 101. Soundcheck alle 18; qualcuno usa il termine “dreamo”; lo trovi ovunque tranne che su Spotify.
Blue Cinema, Infinite monkeys with infinite instruments. Un sogno che non ricordi più tanto bene ma che ti lascia una bella sensazione; andare in bici all’alba; scrollare reel di Kexp.
Blackberry Crush, Patterns. Trovare la cura nel rumore; gli arpeggi degli American Football; grungegaze o shoegrunge.
Atmos Bloom, It’s enough. Le aspettative degli altri; la vita è una giungla ma il nostro cuore è jangly; gigbag usurate.
Dillon Jo, Good person. Cuffie attorno al collo; lasciare qualcuno e sentirsi in colpa; cantare più forte possibile per non pensarci.
Laterno, Drift. Lasciare la riva e scegliere la deriva; Cada vez dei Los Planetas; amore a primo ascolto.
Parks, Squares And Alleys, Alisa. Il nome di una persona che non senti più; chitarre piene che si mangiano le parole; un giorno, poi un anno, poi un decennio.
School of Design, Slowdance. Ultima canzone prima che si riaccendano le luci; scrollare le foto di noi due sul telefono; e poi dirsi ciao.
Abstract In Sound, Reminiscer. Tutorial shoegaze su YouTube; cadere nel vortice; voci provenienti da chissà dove.
Sadplanet, Please. Sentirsi chiedere come stai e non sapere che cosa rispondere; guardare il cielo dalla finestra; chitarre che esplodono.
They Are Gutting A Body of Water & Horse Jumper Of Love, Charter spec. Gruppi dai nomi lunghissimi; e che fanno casino nel garage sotto casa; parole incomprensibili ma stranamente chiare nell’intento.
Tycho + Sea Lemon, Anotherwave. La voce si fonde con tutto il resto; soft clubbing senza clubbing; Boards Of Canada in versione dream pop.
Feeble Little Horse, Doorway. Distorsioni ovunque; giocare con l’Amiga 500; una soffitta piena di scatoloni.
Mirror Move, Lavender town. Dedicato alla memoria del batteria Allen McCleese; strumenti quasi fusi fra di loro; ventilatore pigro in piena estate.
Delilah Wood, Of the pines. Il Blue Note che diventa il Roadhouse; chiedersi chi ha davvero torto e chi ragione; titoli di coda.
Klimt 1918, Dream core. Un disco ogni dieci anni o giù di lì; ritrovarsi in mezzo a una bufera improvvisa; arrangiamento extralarge.
Alas de Liona, The vespertine. Maratona notturna di What we do in the shadows; ballate per cuori infranti; bagno notturno senza costume.
Muanh, The dream. Un ricordo che forse non è mai successo; suoni che galleggiano; l’ultima canzone del dj set.
Lauren Lakis, There. Fammi riprendere in mano quella Jazzmaster dalla finitura sunburst; Hole che ascoltano Slowdive; andiamo a Austin.
Red Red Sun, Designated driver. Specchietti retrovisori; guidare piano apposta; autoradio dream pop.
Fir Cone Children feat. Liisu, St. Vincent. Padre e figlia sotto lo stesso muro di chitarre; il primo concerto della vita è quello di St. Vincent; a tredici anni le idee sono già meravigliosamente chiare.
Tiger! Shit! Tiger! Tiger!, Glue. DIIV + Sonic Youth; dormire sul pavimento a casa di sconosciuti; jeans strappati.
Selkie, Gold. Luce del mattino filtrata dalle tende; kintsugi dream pop; saluto al sole.
Grima, Spiritbug. Passare giorni a scegliere i pickup giusti per la chitarra; ritornelli espansi; pop rumoroso.
Winter Gardens, Fragile boy. Lenzuola spiegazzate; fragilità come tratto esistenziale; dream pop per giorni grigi.
Grivo, May. Cemento ancora umido; cassette vhs smagnetizzate; leva del vibrato.
Tokyo Shoegazer, Missing. Tokyo quando non c’è nessuno in giro; sparire dentro una canzone; cuffie+volume=buonanotte.
Tangients, The ether. Ancora tre curve e sarò a casa; Cocteau Twins sotto la pioggia di novembre; ci sono io e ci sei tu.
Dark Rumour, Figment. Una radio accesa nella stanza accanto; oh mare nero; indie pop 2003.
Wishy, Lovesick. Guitar pop come non se ne sente più; stupidamente romantici; guidare senza meta.
Bleu Reine, Cavalier seul. Cartoline mai spedite; quel bacio che rimpiangerai per sempre; annega la tristezza nel riverbero.
No Joy, Barking at the sun. Everything everywhere all at once; smanettare con i plugin; shoegaze che non è shoegaze pur essendo shoegaze.
Glazyhaze, Do you? Party in piscina di metà primavera; intorno tutti saltano come pazzi; baciami finché non avrò il tuo stesso odore.
Leaving Venice, Zebra. Piacenza come Portland; persone che si allontanano; musica da ascoltare a occhi chiusi.
Not My Value, Casa bianca. Non quella dove fa danni Trump; tenersi dentro tutto troppo a lungo; sonorizzazioni di film muti.
Funsover, Needles. Andare così in alto che guardarsi indietro fa paura; corde di chitarra 0.11; riff che tagliano in due i ritornelli.
Lemon., Gloomer. Saltare sorridendo e pensare troppo nello stesso momento; caramelle alla frutta; i minuti che precedono la festa.
Nothing, Toothless coal. Ho perso il conto di quanti pedalini della distorsione ci sono; chitarre come muri scrostati; volume 10 e via.
Angel Names, Un dolce finale. La parola partigiano non va mai tolta; la Resistenza prima di tutto; shoegaze oppure rock alternativo: suona comunque benissimo.
Waving Blue, Waves. Chitarre altissime in cuffia; RAM in rapida saturazione; pioggia in arrivo.
Cashier, The weight. Walkman anni Novanta; stanza piccola; suono enorme.
Hitch Von Cassen & The Dreamers, Gatti. La dedico al mio gatto Mogwai detto Capitan Budino; croccantini o bustina?; dream pop o post rock?
Velveteen, Shoot me down. Perché non possiamo fare a meno dello shoegaze; scambiarsi playlist su whatsapp; il tavolo del merchandise ai concerti.
Turnover, Little bees don’t bite. Salva le api per salvare il mondo; chitarre che vanno in derapata sull’arrangiamento; cravatta sottile su camicia a quadretti.
Yumeia & Tre Flip, Eterno riposo. Quella batteria può essere ferro e può essere piuma; soffrire fino in fondo; epicità fuori scala nel finale.
Hazel English, Conversations. Victor Hugo diceva che la malinconia è la felicità di essere tristi; non riuscire a prendere sonno; commuoversi ascoltando la sua canzone.
Laughter, Slime. Strumenti e amplificatori accatastati sul retro della macchina; scegliere un nome impossibile da trovare su Google; fare baccano restando orecchiabili.
Cowards, No return. Addio e grazie per tutto il pesce; claustrofobia; acufene post concerto.
Lies, Wires. Ameremo per sempre i Low e Mimi Parker; volume al minimo; respirare piano.
Honeyboi, kissmekissmekissme. Più che altro Disintegration; Robert Smith apprezzerebbe; si alza il vento.
In Her Eye, Something wrong. Fare su e giù con la testa; Ride; finalmente sono tornati anche loro.
Doused, Xoxo. La regola delle chitarre offset non tradisce mai; My Bloody Valentine; parapiglia sopra e sotto il palco.
Castlebeat, Stay with me. I Cure; dire a qualcuno di restare sperando che basti; tutto sembra possibile in tre minuti di canzone.
Black Reverie feat. Vanessa Billi, Revolution or reverb. Holy gaze; chitarre a dodici corde; Madchester sulla luna.
Cigarettes For Breakfast, Melting. Il suono delle chitarre oscilla come se respirasse; potenziometri spostati a destra; vetro che si appanna dall’interno.
bill., Claw. Plettri sparsi un po’ ovunque; Converse slacciate; comanda la batteria.
Attic Ocean, Aurora. Provare a reagire a un dolore devastante; suonare più forte della tristezza; il ricordo resterà.
Taglialucci, Celestiale. Una jam session tra Battiato e i Nothing; il rimbombo della città fuori; le domande senza risposta.
Vanessa Van Basten, Dying in my bed. Jesu; metal per gente introversa; se non alzi il volume godi solo a metà.
Heel, Stare. 60 cycle hum; martellare a più non posso sul rullante; caos + malinconia.
Plaaaato, Circlescope. Testo in ucraino; suoni di chitarra che sembrano frantumarsi e va bene così; correre senza essere inseguiti.
Boy With Apple, Simplicity. Camminare con le mani in tasca a Göteborg; colonna sonora dream pop per sentimenti contrastanti; se siamo gli opposti c’è attrazione o repulsione?
Lozenge, For lack of trying. Un tappeto di cavi colorati; il fonico impazzisce di fronte a questi suoni selvaggi; magliette a righe come nei primi anni Duemila.
Kodaclips, Pirouette. Felpa troppo grande rubata a qualcuno; post punk e shoegaze che risuonano da cuffie a tutto volume; pogare in solitudine in cameretta.
Dalmatia, Calloused. Notifiche notturne; ricadute sentimentali; suonare forte per non pensarci.
Ultrasaturated, Moor. Esistenzialismo urbano; i fraseggi di Peter Hook; i mezzi a tarda notte.
Lunar Bird, Sinderesi. Julee Cruise con Beach House in un film di Fellini; un autunno di nuovo concreto e presente; un ballo lento con i piedi sospesi.
Gnaw, Star. Lo schiaffone arriva al minuto 0.00; la sonorizzazione perfetta di un pogo shoegaze; poi le armonie si addolciscono.
Whitelands, Blankspace. Specchi dritti e ritratti inclinati; vederti sempre e non vederti mai; shoegaze/dream pop al suo massimo.
The First Eloi, Porcelain. Amplificatori valvolari belli caldi; in sala prove ci staremmo delle ore; shoegaze cantabile.
Mint Tea & Biatlón, Summer is a dream. L’estate è bella solo quando è inverno; riverberoni e arpeggioni; dream pop il nostro folk.
Blackwater Holylight, How will you feel. Sole californiano; nuvole del Nordovest; Siamese dream.
Grigio Scarlatto, Take me. Prendimi per come sono; buttiamoci in mezzo al pogo; accendi tutti i pedalini che hai.
Deary, Seabird. Cocteau Twins a un tiro di schioppo; sale sulla pelle e cielo pallido; piano sequenza al ralenti.
Softcult, Queen of nothing. Melodia pop ma con i denti serrati; non farti buttare giù da questo mondo terribile; e allora fatti sentire.
Night Swimming, Dark clouds. Batteria in cinque quarti; una delle canzoni più belle dei R.E.M.; atmosfera cupa.
The Asteroid No.4, Neptune. Satelliti in orbita; motorik; fuzz interstellare.
Tucci, No more excuses. Dj set post punk; la t-shirt dei Joy Division; brutalismo.
Mad Honey, Reaching. Dipendenze emotive; diventare una cattiva abitudine; lo shoegaze è sempre dalla tua parte.
Malafauna, Iridi. Hum + Nothing; suono brutale; cuore fragilissimo.
Tuffie, Eraser. Sistemare la stanza ma ciò che hai lasciato resta; scoprire nuove band su r/shoegaze; rullante consumato al centro.
Lowsunday, Shattered. Cemento + nebbia + riverbero; cassettina che gira a vuoto; sentirsi a pezzi.
Waves Crashing, Out & away. Bicchieri di birra vuoti sugli amplificatori; la luce accesa del fuzz; le orecchie fischiano.
Honey I’m Home, Hyperspace mountain. Progressioni indie rock e chitarre shoegaze; braccialetti fluorescenti; ritornello da vivere al mosh pit.
Misty Coast, Always sun. La luce del sole alle undici di sera; quella playlist dream pop che non puoi fare a meno di ascoltare a ripetizione; e se si mette a piovere è perché stai andando via.
The Giraffe Told Me In My Dream, 散步. Come cantare sott’acqua; una passeggiata in un mondo laterale e a gravità zero; il mistero su ciò che la giraffa ha detto.
Koko Moon, Croste. Una casa immersa nella notte; se vorrai stammi accanto; puoi ascoltarla ovunque tranne che su Spotify.
Tvfuzz, Valentine’s. Il ringhio delle Jaguar; muoversi sott’acqua come se fosse normale; puoi ascoltarla ovunque tranne che su Spotify.
Vixsin, Keep it. Chitarre che suonano come dio comanda; una domenica che non finisce mai; un lunedì che è meglio se non arriva.
Swayglow, Grey blooming. Fiaba shoegaze dai toni noir (o grigio siderale); potere femminile; colonna sonora per film inquieti.
Rainsong, Queen of Wands. Ancora nel sogno; le ultime gocce di pioggia; lasciarsi trascinare.
Noday, 30 gradi. Il tocco è pesante; la melodia resta poco più di un soffio; cinque martini a colazione = colazione dei campioni.
Silk, Auralux. Dormire con la felpa della tua band preferita; melodie pop sepolte da tonnellate di gain; premere play quando tutto va storto.
Draag, Nsps. Pickup humbucker per cominciare; voce che si appoggia sulle chitarre; un ballo shoegaze come piace a noi.
Darksoft, Spend your days. I giorni sono lunghi e gli anni sono brevi; la verità dentro melodie dream pop.
Manic Sheep, Dream. Un disco del 2026 che in realtà è del 2014; insieme nella stessa felicità; uniti nella stessa inquietudine.
Adiós Cometa feat. Fin Del Mundo, El mundo en mis brazos (Leonor). La cosa migliore è vederti arrivare; chitarre che si addensano fino a diventare temporale; romanticismo gaze.
