Nell’idea di una musica intesa come evoluzione costante, i Glazyhaze stanno attraversando il loro momento fuoco. Il nuovo album Sonic, con le sue derapate post punk, l’esuberanza ritmica e i suoni a martello, racconta di una band che pur mantenendo certe sfumature oniriche – le voci trasparenti, le melodie ovattate – vuole portare un po’ di baraonda laddove serve: nei tuoi ascolti privati e, soprattutto, sul palco di ShoeGaza Vol. 2, il festival shoegaze a supporto di Gaza che si terrà il 20 dicembre 2025 all’Arci Bellezza di Milano. I biglietti sono su Dice e l’incasso, al netto delle spese vive, andrà a Medici Senza Frontiere.
Il quartetto è appena tornato in Italia da una serie di concerti in Europa e Regno Unito. «Il tour è andato bene – dice il chitarrista Lorenzo Dall’Armellina – è stata davvero una bella esperienza. La risposta del pubblico è stata ottima e, con nostro grande piacere, ogni volta che andiamo all’estero sempre più persone vengono a sentirci, tanti set erano sold out o quasi e l’energia era pazzesca. Una soddisfazione enorme. È stato importante per noi come band, siamo tornati a casa sentendoci molto proud». In alcune date i Glazyhaze hanno suonato in apertura a Slow Crush e Softcult: «È stato stimolante – aggiunge la cantante e chitarrista Irene Moretuzzo – essere in quei contesti. Abbiamo imparato parecchie cose: vedere altri gruppi in tour ti fa capire quanto siano concentrati in ciò che fanno».
Dal vivo la band segue la scia tracciata da Sonic. «Suoniamo quasi tutto il disco – prosegue Lorenzo – dunque con un suono meno shoegaze nel senso stretto del termine, un po’ più asciutto. Un set punk, senza momenti morti». Di recente è uscito un nuovo singolo, Romeo: «L’avevamo registrato durante le sessioni di Sonic – racconta Irene – ma ci sembrava che non rientrasse nel tipo di narrazione portata avanti dall’album. Riascoltandolo, però, ci siamo resi conto che è un pezzo che meritava di essere comunque pubblicato. È una canzone allegra: fa bene anche a noi, ogni tanto, suonare cose un po’ più positive». La partecipazione a ShoeGaza rivela tanto di questi ragazzi e delle loro idee. «Siamo onorati di partecipare – continua Irene – perché come tutti, di fronte a sofferenze così grandi ci sentiamo impotenti. Avere la possibilità di trasformare la nostra passione, la musica, in un aiuto concreto, è impagabile. Siamo molto felici e il 20 dicembre sarà una bella situazione: ci farà sentire uniti, parte di qualcosa di più grande. Non vediamo l’ora». Anche noi.
