Lunedì shoegaze. Non fate finire più questo 2025

Satantango

Eccoci qui, nuova settimana, nuova infornata di dischi consigliati. Inutile dirti che queste band meritano tutta la tua attenzione, perché potrebbero davvero sorprenderti. Premi play.

Satantango, Satantango

C’è un immaginario sonoro preciso nelle otto tracce del disco dei Satantango, in uscita il 21 novembre 2025: Boys don’t cry, i Drop Nineteens (il giro armonico di Permafrost ricorda quello di Kick the tragedy), gli Slowdive, sia quelli acustici di Dagger che quelli smaterializzati di Just for a day. Ma soprattutto, c’è la consapevolezza di un’emotività condivisa a più livelli, in cui il dream pop e lo shoegaze diventano vettori di sentimenti che tagliano in orizzontale il vissuto di almeno due o tre generazioni diverse, come se la cronaca di una giovinezza vissuta senza uscite di emergenza andasse a riaprire vecchie ferite e struggimenti mai guariti in chiunque abbia lasciato un mucchio di sospiri in mezzo a questi stessi suoni. E dunque la malinconica euforia di Gioventù, amore e rabbia, l’inabissamento sfalsato di Outro, l’ortodossia gaze di Strada provinciale 6, il frastuono dolce di Villa Alluvioni parlano la lingua dritta dei cuori infranti e delle promesse infinite. L’impressione insomma è che i Satantango siano il gruppo giusto al momento giusto, a partire dal nome, scelto con una tempistica quasi mistica: il singolo d’esordio 9/11 è uscito un paio di settimane prima dell’annuncio del Nobel per la letteratura a László Krasznahorkai, autore del romanzo Satantango. Il duo si esibiràil 20 dicembre all’Arci Bellezza per la seconda edizione di Shoegaza: non vedo l’ora di scoprire dove mi porteranno le canzoni. E allora Satantango, fatemi un piacere: ridate vita al 1991 e lasciatemi credere che questo 2025 possa durare ancora un po’ di più.

Nossiennes, Water from the sun

I britannici Nossiennes suonano come se gli strumenti fossero fusi gli uni con gli altri: è una musica che risuona densa e rarefatta al tempo stesso, con frequenze che passano da distorsioni a grana grossa a riverberi dilatati, senza mai perdere orientamento. Solar transit è forse il brano che meglio riassume l’intero disco: post punk virato gaze, ritmi che insistono, chitarre che stridono e una voce che sembra scivolare via dalle curve del mix. Da citare anche la psichedelia liquida di Sight sphere, che a un certo punto di trasforma in incendio e chi si è visto si è visto. Non mancano i momenti di stasi, tipo White sheet, una sorta di liturgia dark al ralenti, che poi si apre in un crescendo emozionale che punta a travolgere tutto. Una band che merita attenzione.

Blue Zero, Confusion

Un bell’ep di quattro brani per questo gruppo californiano che il 26 novembre 2025 sarà al Detune di Milano nell’ambito di In A State Of Flux (in apertura i Plateaux). È un pop graffiato dal rumore, un sismografo che oscilla tra indie rock e shoegaze, con distorsioni che piaceranno parecchio a chi è cresciuto con quella musica storta dotata di un cuore grande così. I Blue Zero sono la classica band da ascoltare dal vivo perché certe canzoni respirano ancora meglio quando risuonano nel contesto giusto.

Color Palette, Zombi

La proposta dell’artista statunitense ha una caratteristica fondamentale: una orecchiabilità piena, trasversale, compiuta. Le canzoni di Zombi possono stare tranquillamente tanto in una playlist pop che in una magari più mirata e circostanziata. È un risultato non semplice da ottenere, perché espone inevitabilmente il fianco a compromessi che finiscono per sacrificare la qualità. Color Palette, invece, tiene il punto e non sbaglia un colpo, perché la scrittura e produzione sono di alto livello. E dunque che si tratti di dream pop, post punk, noise pop o shoegaze (Anywhere at all è un gioiellino alla maniera del migliore M83), tutto scorre come se fosse la cosa più naturale del mondo. E non era affatto scontato.