Lunedì shoegaze. Facciamo partire la festa

Interlay

Anche questa settimana, il vostro amichevole Shoegaze Blog di quartiere vi propone canzoni belle e insolite, in grado di dare la giusta spinta alla vostra settimana. Tre progetti molto diversi da loro, come sempre, che meritano attenzione, supporto, passione. È sufficiente premere play per far partire la festa.

Emilya Ndme, My best

Con questo nuovo singolo, Emilya Ndme sembra divertirsi a depistare l’ascolto. Nel primo minuto e mezzo circa lo scenario è il classico dream pop etereo e rarefatto, con note delicate che galleggiano nel riverbero e una generale sensazione di nostalgia per ciò che è stato e che avrebbe potuto essere: «Days are gone, nothing left, but that fucking noise: I did my best». Ed è qui che il pezzo sterza bruscamente verso un indie rock accattivante e in pieno overdrive, con una virgola di veleno che sembra una rivendicazione liberatoria. Di più: necessaria.

Bear Of Bombay, PsychoDreamElectroGaze

Il primo album del polistrumentista milanese Lorenzo Parisini, ovvero Bear Of Bombay, è un bouquet di modernariato synth pop, un suono che va all’indietro per guardare più avanti, e c’è un bel panorama. Il titolo dice tutto, PsychoDreamElectroGaze, ma poi è il tasto play a precisare meglio, a dare contesto, contorni e traiettorie. Per esempio, nella scaletta ci sono Clustersun, Rev Rev Rev, Mystic Morning, le chitarre dream pop, le melodie nostalgiche, una ballabilità discreta ed elegante.

Interlay, Hunting jacket

Oggi che nello shoegaze internazionale sembra prevalere un suono più humbucker che single coil – più WRUUUOOUUMMMM che DIIIIINNNNGGG – gli statunitensi Interlay hanno tra le mani le carte vincenti per ritagliarsi uno spazio di primo piano in questo status quo. Hunting jacket ha dunque chitarre spesse, sature e compatte che vanno in pressione costante, un grunge-gaze che arriva in qualche caso a dare del tu ai Deftones (non a caso, la band ha pubblicato di recente una cover, in realtà prescindibile, di Be quiet and drive), ma con una vocalità, quella di Alexandria Ortgiesen, che è tutta spigoli e vertigini e che rappresenta il vero tratto distintivo del progetto, al punto da differenziarlo per esempio dai frontrunner del momento, i Julie. L’ep è molto dritto, molto omogeneo, piuttosto promettente.