Lunedì shoegaze. Il cielo di settembre

Moon Pics

Il cielo di settembre è oggi di un colore bianco, fluido e compatto, tipo latte versato da qualche dio nascosto nell’universo che non vuole piangere sui suoi errori di progettazione. Se ti metti a testa in giù i palazzi intorno diventano biscotti un po’ stopposi da inzuppare, le chiome degli alberi si tramutano in muesli senza zucchero e le automobili in cereali integrali al petrolio. È un modo buffo di vedere un paesaggio triste: a volte una prospettiva inusuale cambia davvero il tuo modo di vedere le cose. Il problema è che se ti metti a testa in giù il lunedì non si trasforma in domenica. Eccola lì, la fregatura.

Moon Pics, Suni/ Flwr. Doppio singolo per questo progetto brasiliano, doppia atmosfera: Suni sembra chiamare in causa i Radio Dept. e li fa ballare in un rock’n’roll di risentimento e nostalgia, Flowr è invece la descrizione struggente dell’assenza in ogni sua accezione – fisica, mentale, musicale.

Wood Lake, Lost meaning. Con questo singolo che anticipa l’uscita dell’album Mer bleue (prevista il 25 settembre), i canadesi Wood Lake raccontano di aver operato un ritorno alla base, ovvero allo shoegaze dei loro primi lavori: a giudicare da quanto si sente – una progressione indie rock che si fa sempre più avvolgente, ispirata, emozionante – hanno fatto bene.

A Shoreline Dream, Melting. Nelle parole dette dal cantante Ryan Policky (“Un suono che è super energico ma decisamente triste”) c’è tutto il sentimento che domina il nuovo disco della band statunitense. Che torna in un mondo totalmente differente rispetto a quello del precedente album, The silent sunrise, uscito nel 2014. Oggi vediamo intorno crepe e solitudini: lo shoegaze accenda la luce e ci porti fuori da questo caos.

Seatemples, Trópicos. In Holograms, uno dei brani migliori del disco della band cilena, di ascoltare la versione shoegaze degli Smashing Pumpkins di Porcelina: i Seatemples però sono molto più dritti nell’arrangiamento, senz’altro meno pop nell’interpretazione, ma ugualmente abili a bilanciare suoni e sogni, ad alternare rumori e incubi.

Indigos, Indigos. Uno dei due produttori di questo ep è Lee Kiernan, chitarrista degli Idles: giusto per capire di che stiamo parlando. I suoni di questo ep sono più grunge/indie rock che shoegaze, i riferimenti dichiarati sono Pixies, Smashing Pumpkins e Brian Jonestown Massacre, gli strumenti aggressivi il giusto e, insomma, fanno un gran bel casino.