Chitarre distorte, fuoco, psichedelia, anni Novanta e orgoglio lo-fi: il menu di questa settimana è pronto.
Stati Uniti
Inutile illudersi: è scienza emozionale, priva di logica eppure così concreta.
Prendimi la mano e fatti trasportare altrove, avanti e indietro nel tempo.
Sono forse le canzoni giuste per capire bene le conseguenze – bellissime, terribili – di un batticuore.
Sei band che vanno prese molto sul serio: lo dice Shoegaze Blog, puoi fidarti.
Questi brani parlano tutti della stessa cosa: del volersi aprire al caso, accettare ogni sfida e porsi degli obbiettivi.
Io e il me stesso di vent’anni fa ci ritroviamo in un testacoda che coinvolge decenni, secoli e millenni diversi. Il punto d’incontro è la band di Mike Kinsella.
Una carrellata di band nel segno del dream pop. E se ti parte un sospirone è tutto ok.
Qualcosa di forte, potente, caotico e assordante.
Ora e per almeno altri dieci inverni mi tengo stretta “Guilty of everything” e tutti i suoi tormenti.
Il dream pop mette perfettamente a fuoco le sensazioni che contano davvero.
Soprattutto se queste canzoni sono dream pop.
