Chitarre acustiche, suoni metallici, tormenti e colori degli occhi. Questa settimana il mare si increspa e il cielo si allarga, è sufficiente premere play e lasciare che sia la musica bella a indicarti la strada giusta.
Adriano Marinelli, Apple red sky
E questo da dove spunta? Un cantautore folk sghembo, un batticuore che oscilla tra i tormenti di Nick Drake e i ko esistenziali dei Nothing. Il disco si muove su linee opposte e complementari: songwriting acustico e shoegaze, corde nude e pedaliere ben attrezzate, fiato corto e riverberi lunghi: qualunque sia la mossa, Marinelli non sbaglia un colpo. Produce Giorgio Pasculli, chitarrista degli Edless. Puoi fidarti.
Sadplanet, Do you?
L’amore è sempre una faccenda di dettagli, come quelle virgole che cambiano il senso di una frase: segni invisibili che però spostano tutto. I britannici Sadplanet di Do you? ti parlano di baci con il caffè in bocca, del colore degli occhi, del sentirsi troppo vecchi o troppo qualcosa. E lo fanno con una canzone che parte minuscola e termina gigantesca, una cascata shoegaze che rompe gli argini e riempie il petto.
Ohio Mark, Off
Il trio belga suonano proprio come se gli strumenti stessero per prendere fuoco: tutto al massimo, poi vada come vada. Il nuovo album Off è uno storytelling di shoegaze claustrofobico, metallico – ma non metallaro – e astratto: armonicamente morbido, sonicamente estremo. Una crasi tra My Bloody Valentine e Belong: è chiaro che non badano al sottile. E meno male.
All You Can Hate, Afterglow
L’ep precedente, Nothing lasts forever, aveva dei picchi potentissimi tipo Not gonna change the world, un brano che era un clash perfetto tra Smiths e Cure. I romani All You Can Hate tornano adesso con un nuovo lavoro, Afterglow, che ripropone le melodie sussurrate, le batterie veloci e leggere, le chitarre che pattinano e derapano all’occorrenza. Non è esattamente shoegaze, non è totalmente indie pop, non è del tutto post punk: è un po’ tutto questo. Ma le etichette, lo sappiamo, non servono a nulla.
