Dici Stella Diana e la faccenda diventa chiara: se oggi lo shoegaze in Italia è diventato qualcosa di più di una nicchia laterale, il merito è anche loro. Hanno contribuito a costruire da zero una scena e ne hanno definito sonorità ed estetica, con una credibilità assoluta e un’intransigenza che non fa sconti. Non potevano mancare, insomma, alla grande serata di ShoeGaza Vol. 2, il festival shoegaze in supporto a Gaza in programma sabato 20 dicembre 2025 all’Arci Bellezza di Milano: i proventi, al netto delle spese vive, saranno devoluti a Medici Senza Frontiere, impegnata da anni sul campo. I biglietti possono essere ancora acquistati su Dice.
Il nuovo disco, Everything goes through the light, si presenta con un curioso paradosso: un titolo luminoso che stride con l’atmosfera nerissima delle canzoni, dal respiro post punk rallentato e dai suoni gotici. «Mi sono ispirato – racconta il cantante e chitarrista Dario Torre – a un palazzo di Milano, in viale Vittorio Veneto, che all’interno ha una vetrata ampia: è la foto di copertina. Mi piaceva il fatto che si potesse vedere solo una parte di luce, dunque una parte di realtà, un po’ come il velo di Maya di Schopenhauer. Ma la musica, in effetti, è molto cupa». La motivazione è sia personale che artistica: «Ho passato dei momenti non bellissimi – dice – ma c’entra anche il fatto che il gruppo non è più quello di prima. Giulio Grasso (batteria, ndr) ha lasciato e Giacomo Salzano (basso, ndr) è a Napoli, mentre io vivo ormai da anni a Milano. Il disco chiude un’epoca per gli Stella Diana: è l’ultimo con questa formazione».
Adesso gli Stella Diana includono Raffaele Bocchetti al basso (voce e chitarra dello strepitoso gruppo post punk/indie rock Right Profile, oltre che ex chitarrista degli stessi Stella Diana) e il batterista Aldo Bernuzzi (degli In Her Eye, altro nome storico dell’italogaze). «È una sorta di anno zero – dice Dario – e siamo già al lavoro su altri pezzi. Faremo un brano nuovo già al concerto di ShoeGaza, che guarda agli Stella Diana delle origini, e stiamo ragionando su un ep. C’è un po’ di gaze, perché Aldo ha un tocco massiccio alla batteria. Ho voglia di fare cose leggermente più solari, anche perché gli ultimi due dischi sono stati proprio bui. Giacomo resterà come membro aggiunto e come produttore». Dario sente molto l’importanza di partecipare a ShoeGaza. «Non c’è solo, si fa per dire, l’emergenza umanitaria, che è alla base di tutto. C’è anche un momento molto grave in Italia a livello politico, ideologico, sociale e culturale. Sono preoccupato, soprattutto perché questa situazione non durerà poco. Prendere posizione su quanto sta accadendo a Gaza, cosa che il nostro governo non ha fatto, è fondamentale. Non siamo una band che fa canzoni politiche, ma si può essere politici anche senza dichiararlo apertamente: è l’atteggiamento che conta». Esattamente.
