Su Netflix ci sono due finti documentari del creatore di Black Mirror, intitolati Death to 2020 e Death to 2021, che raccontano gli avvenimenti di queste due annate distopiche utilizzando un taglio ironico-dissacrante. Se l’esperimento si è interrotto nel 2021 è perché evidentemente più si va avanti e più ci ritroviamo in un incubo totale che ha ormai preso le redini della realtà. Dunque il mondo fa sempre più paura: fa paura Putin, fa paura Hamas, fa paura Netanyahu. Anni Venti, ancora una volta voi. War is over, if you want it, war is over. Now.
Whitelands, Night-bound eyes are blind to the day
Il fenomeno del momento, ovviamente targato Sonic Cathedral, è il gruppo britannico Whitelands, che ha dalla sua un suono che è la somma esatta di trenta o quarant’anni di dream pop: la malinconia raffinata in stile A.R. Kane di The prophet & I, l’apertura armonica alla Slowdive – bussare Just for a day – di Tell me about it, gli arpeggi in delay che vanno a moltiplicarsi nel crescendo della conclusiva Now here’s the weather. Sarà il loro anno.
Wallace Welsh, I am changing for the better
Mi ero segnato il nome di Andrea Lombardo, ovvero Wallace Welsh, un mesetto fa, leggendo una bella recensione sul sempre puntuale Indie For Bunnies. È un disco interessante e piuttosto anomalo, in questi tempi di canzoni spezzettate e adattate al flusso frenetico di TikTok. Il punto d’arrivo è il dream pop, ma è significativo come il percorso sia tutt’altro che lineare. Per dire, Stargazing è ortodossia pura sia nel titolo che nell’arrangiamento, Prussia, I’m ready for war è folk minimale alla Ruby Haunt (brividoni a bassa fedeltà), Radio Ching Wag 97.7 fm è un intermezzo che strappa il mood con svisate funk, Bed of bin bags riesuma la foga skate degli Wavves. Insomma, ci siamo capiti.
Rural Death, Anywherenowhere
Questo album di Rural Death, progetto solista di Niki Gresteri degli Autorock, parte da una premessa. «Ho pensato di raccogliere alcune cose scritte e suonate sul momento, nel preciso istante in cui sono nate». L’ascolto, insomma, rivelerebbe il momento in cui l’ispirazione arriva e detta la linea, tant’è che le canzoni, che definire a bassa fedeltà è poco, sono registrate «con il telefono e il computer», senza microfono né scheda audio. C’è uno slowcore che sfocia nel dream pop, c’è una musica notturna, intima, sincera.
