Shoegaze 2026: si aggiorna la playlist con le migliori canzoni shoegaze dell’anno

bill.

Nuovo appuntamento con la playlist (Spotify, Apple Music, a breve Tidal) che contiene le migliori canzoni shoegaze e dream pop dell’anno (finora), secondo il vostro amichevole Shoegaze Blog di quartiere. Tra i nuovi ingressi ecco bill. (copertina), Heel, Leaving Venice, The Foxgloves, Yumi Zouma, Blandest, Grigio Scarlatto, Swayglow, Dillon Jo, Dewey, Lozenge, Virgins, Ulrika Spacek, Crushingswans, Good Day Father, All You Can Hate, Adiós Cometa, Honor, Trauma Ray. Come sempre, non è una classifica. Manca qualcuno secondo te? Diccelo nei commenti! Nel frattempo, salva, ascolta, condividi.

bill., Claw. Plettri sparsi un po’ ovunque; Converse slacciate; comanda la batteria.

Heel, Stare. 60 cycle hum; martellare a più non posso sul rullante; caos + malinconia.

Leaving Venice, Heaven’s bright. Contro la positività tossica; accordi grunge; il paradiso non c’è.

The Foxgloves, Barbed wire kisses. Baci come filo spinato; sussurri coperti dal rumore; chitarre in corsia di sorpasso.

Yumi Zouma, Bashville on the sugar. Ti vedo in metropolitana; si alza il ritmo; e noi a cantare con la band.

Blandest, Trinket. Poster punk stropicciati alle pareti; volume illegale; occhio all’acufene.

The First Eloi, Porcelain. Amplificatori valvolari belli caldi; in sala prove ci staremmo delle ore; shoegaze cantabile.

Mint Tea & Biatlón, Summer is a dream. L’estate è bella solo quando è inverno; riverberoni e arpeggioni; dream pop il nostro folk.

Nothing, Toothless coal. Ho perso il conto di quanti pedalini della distorsione ci sono; chitarre come muri scrostati; volume 10 e via.

Inframell0w, Alive. Dream pop tendente al post punk; mezzanotte e dintorni; luci al neon.

Violet And Sparingly, September haze. Sneakers e tappi per le orecchie; pickup delle chitarre spinti al massimo; settembre mese shoegaze per eccellenza.

Grigio Scarlatto, Take me. Prendimi per come sono; buttiamoci in mezzo al pogo; accendi tutti i pedalini che hai.

Deary, Seabird. Cocteau Twins a un tiro di schioppo; sale sulla pelle e cielo pallido; piano sequenza al ralenti.

Cigarettes For Breakfast, Melting. Il suono delle chitarre oscilla come se respirasse; potenziometri spostati a destra; vetro che si appanna dall’interno.

Neon Wire, Black morning. Una città che si sveglia male; nuvole del colore del piombo; l’alternanza grunge di pianissimo e fortissimo.

The Giraffe Told Me In My Dream, 散步. Come cantare sott’acqua; una passeggiata in un mondo laterale e a gravità zero; il mistero su ciò che la giraffa ha detto.

Lucid Express, Faux sweetness. Loveless ha ancora la linea telefonica attiva; una vocalità lieve e ben calibrata; chitarre a volte dense e a volte trasparenti.

Swayglow, Grey blooming. Fiaba shoegaze dai toni noir (o grigio siderale); potere femminile; colonna sonora per film inquieti.

Sunstinger, Nvr Nvr. Chitarre che sembrano provenire da un’altra dimensione; voci perse nella nebbia; una camera buia.

Noday, 30 gradi. Il tocco è pesante; la melodia resta poco più di un soffio; cinque martini a colazione = colazione dei campioni.

Whitelands, Blankspace. Specchi dritti e ritratti inclinati; vederti sempre e non vederti mai; shoegaze al suo massimo.

Kodaclips, 27. Chitarre gigantesche; la giusta epica malinconica; qualcuno ha detto riverbero?

Dillon Jo, Jo. Basso in stile Cure; il futuro non sappiamo dove ci porterà; segui quelle chitarre arrembanti.

Callière, Solar. Voci sommerse e dunque perfette; shoegaze tarato nel modo giusto; guidare in autostrada.

Sleep Keeper, Falter. Lo shoegaze che si ricorda di avere un cugino a Seattle; adolescenza infinita; reverse reverb.

Draag, Nsps. Pickup humbucker per cominciare; voce che si appoggia sulle chitarre; un ballo shoegaze come piace a noi.

Softcult, Queen of nothing. Melodia pop ma con i denti serrati; non farti buttare giù da questo mondo terribile; e allora fatti sentire.

Dewey, Summer on a curb. Estate su un marciapiede; ampli accatastati tipo Tetris; ti ricordi quando avevi quindici anni?

As Above,Upside down. Il grunge è il nuovo shoegaze; chitarre ampie tipo maglioni troppo larghi ma estremamente fighi; radio college 1993 ore 23:43.

King Hit, Sap. Hum; aria e poi peso specifico; ci sono almeno tre generazioni dentro queste strofe.

Lozenge, Silver. Un tappeto di cavi colorati; il fonico impazzisce di fronte a questi suoni selvaggi; a noi piace così.

Virgins, Passing. Purtroppo si sono sciolti; una voce che fa la differenza; dream pop che spinge il giusto.

Rocket Rules, Chapel St. Camminare di notte pensando troppo; shoegaze perfetto per quando non hai sonno; c’è ancora tempo per affrontare il domani.

Ulrika Spacek, This time I’m present. Psichedelia; una jam session tra gli anni Settanta e gli anni Novanta; stiamo fluttuando nello spazio.

Crushingswans, Limerence. Non svegliarsi dal sogno; sacrosanta ortodossia shoegaze; limonare davanti a un amplificatore valvolare assordante.

Good Day Father, Sonic Amadea. La chitarra di Brian Futter dei Catherine Wheel e la voce di Tanya Donnely; lo shoegaze da chi sa come farlo; melodie a presa rapida.

All You Can Hate, Take me to the moon. L’esatto punto d’incontro tra shoegaze e post punk; concerti in cui chi non salta è perduto; manici sudati di chitarra.

Dogflesh, Black spell. Punk per gente introversa; grande baraonda in cuffia; occhio che ti metti a pogare in metro.

Adiós Cometa feat. Fin Del Mundo, El mundo en mis brazos (Leonor). La cosa migliore è vederti arrivare; chitarre che si addensano fino a diventare temporale; romanticismo gaze.

Honor, Lovesick shadow. Synth pop emozionale; contro le relazioni tossiche; la musica può indicarti la via.

Trauma Ray, Clown. Shoegaze sotto forma metal; lo spleen suonato bene; strofe evanescenti.