Mentre siamo alle prese con la selezione degli album shoegaze più belli dell’anno – scelta difficilissima – ecco due progetti (anzi tre) che ci hanno colpito per l’intensità della loro musica e per la potenza emotiva che trasmettono. Premi play.
Strawberry Lust & Honeyboi, Silk
L’Italia chiama, la Cina risponde. Silk è una canzone nata dalla collaborazione tra l’italiano Honeyboi (se segui Shoegaze Blog, sai perfettamente che artista di talento è) e la band cinese Strawberry Lust. La produzione gioca sugli estremi, alternando suoni ad alta densità chitarristica a improvvisi vuoti d’aria in cui le voci di Laora Gein e di Davide Vittorio Cirillo sembrano galleggiare come granelli di polvere attorno ai primi tagli di luce. Il risultato è un valzer shoegaze che si avvita in un vortice di riverberi e fragilità, tra rumori, sospiri e una sensualità appena suggerita che lascia aperta ogni possibilità.
Coral Head, Walking by
«All my plants have been rotting for a while. I’m cutting them off, throwing them in the bin. They remind me of where I am». È una quotidianità spezzata e senza apparenti vie d’uscita, quella cantata da questa artista norvegese. Come se questa vocalità così morbida – una tenerezza tendente alla fragilità emotiva – fosse l’unico modo possibile per raccontare una sofferenza sorda, sottile e inafferrabile, che rosicchia certezze e moltiplica i dubbi. Coral Head lascia insomma che le cose attorno passino e la sfiorino, raccontandole in una canzone dream pop essenziale e raffinata. Una di quelle che non ha la presunzione di risolvere nulla. E che per questo dice la verità.
