L’altra sera ho chiesto ad un ventenne qualunque quale fosse la sua musica preferita. Mi ha risposto: quella bella italiana, tipo Riccardo Cocciante. Con la prontezza di una gatta sorpresa al buio ed abbagliata gli ho subito chiesto spiegazioni perché l’ultima volta che avrò visto Cocciante fu sfogliando un TV Sorrisi e Canzoni per capire chi cazzo avesse ucciso Laura Palmer. In sintesi, un pezzetto di In bicicletta è passato su un video TikTok e così Cocciante in vestaglia, pantofole e con la tazza di caffè sul pianoforte si gode la fama tra i giovani: «Da che parte adesso siamo, indovina. Il futuro è nato stamattina».
Qualche domenica fa mi sono recata senza sforzo e senza fretta a una bella serata organizzata da Lost Youth Production all’interno di Arci Mistero Buffo, ad Acireale. La rassegna è Sicilia Caotica Fest vol.4, le band Igarka, Deepandense, Eteria e Bad Bed, etichettate in parte come generi shoegaze, stoner o psych. Bravi, preparati, armoniosi e devastanti, oltre a saper stare insieme e suonare anche dentro una stanza non proprio predisposta al live. Avevano un cazzo di arsenale di pedali da fare paura a un’antica shoegazer come la sottoscritta. Dentro quelle quattro mura c’erano più pedali che orecchie ed è stato come avere un angolo di mondo interiore senza un adatto palco mondo esteriore. La musica è anche spazio, partecipare a un piccolo live come questo è sempre evento, emozione e gratitudine per la possibilità. Ho cercato di capire la loro influenza shoegaze, alle porte del 2026 che è già stato 2016, non è più 2006 e non sarà mai più 1996.
La musica è a pezzi proprio come me, questa è la mia riflessione. “Showgaze” , viene mal pronunciato così a volte. In effetti lo show deve esserci altrimenti non vedo live e resto a casa con le mie cuffie Marshall sdraiata su un fianco. Lo shoegaze sarà musica per apparire o per scomparire? In mezzo ai miei frammenti personali posso scrivervi oggi di due gruppi e due album tornati dal passato in questo strambo presente, utili a ricordare che cosa è il genere.
Lovesliescrushing, Bloweyelashwish
È uscito per Numero Group il remaster versione deluxe di Bloweyelashwish dei Lovesliescrushing, il duo statunitense formatosi nel 1991. Scott Cortez, grande chitarrista shoegazer, frontman degli Astrobrite, che fa attrito sonoro con tutti i suoi giochi di loop e distorsioni intense, e Melissa Arpin-Duimstra con il suo canto e cori dispersi, sentimentali e nostalgici. Insieme al loro caos nessuna batteria o parte ritmica.
Quest’album è un’opera noise ambient ethereal wave impressionante, trascendentale e misteriosa, una collezione ipnotizzante di bellissimo rumore. È stata registrata in casa nel ’92, con una chitarra a 12 corde, loop e credo che avranno fatto la loro parte anche i vetri della stanza vibranti e forse frantumati. Un disco che fa scuola e insegna le atmosfere shoegaze fatte di contrasti di paradiso e inferno sonoro, con angeli che mutano in diavoli. È un concept che non vuole far sapere e raccontare, ma vuole far vivere e sentire. È difficile da comprendere anche per il più shoegazer degli shoegazer. La musica impressa in questo doppio disco connette con altre dimensioni e continua nella mente anche dopo aver completato l’ascolto.
Alison’s Halo, Skywide
Tornano felici – e lo siamo anche noi – gli Alison’s Halo con Skywide, il nuovo EP composto da canzoni demo del passato, inutilizzate e riportate alla luce grazie anche al tour statunitense partito a novembre in buona compagnia con Tanukichan. Buono anche l’umore prodotto e il profumo rievocativo di Cranberries nascosti nei deserti dell’Arizona, ottimismo disilluso degli Slowdive e ritornelli come giulive sigle cartoon. Una spolverata, una finestra aperta, tanta luce per quel buio silenzioso che pesava alla band. L’EP è composto da testi che ricordano problemucci adolescenziali come l’attesa dell’amore perduto e la speranza che possa ritornare. L’amore è dunque fluido come la musica, si perde, confluisce, cambia forma, risale e torna.
A proposito di Arci
La musica è un universo parallelo alla realtà e unisce tutti, ma l’artista ha una facoltà meravigliosa che è il discernimento. Di fronte alle guerre, tante in corso, al dolore, ai diritti umani calpestati, non potrà mai restare in silenzio. Anzi, il rumore piacevole dello shoegaze aumenterà e ShoeGaza serve oggi per non restare mai in silenzio e indifferenti al dolore.
Nina Simone disse: «Se sei un’artista come fai a non essere lo specchio dei tempi?». L’inverno si trasforma in inferno quando si è feriti dalla guerra: partecipate dunque al bellissimo incontro del 20 Dicembre presso Arci Bellezza Milano per far sentire tutto il nostro rumore dell’anima da una stanza al cielo, in ogni confine e per contribuire all’iniziativa benefica a favore di Gaza. I biglietti su Dice.
