Si avvicina l’estate – purtroppo – dunque bisogna preparare la resistenza in attesa dell’autunno, l’unica stagione degna di considerazione nel calendario shoegaze. Per farlo, ecco una rinfrescata alla playlist Spotify (e Apple Music) Shoegaze 2025, con le migliori canzoni dell’anno (finora). Le novità riguardano Camp Blu (copertina), KennyHoopla, Six Impossible Things, Winter, Maquillage, Always Other, Alien Boy, New Candys, Bedridden, Donna Martin Graduates, Swayglow, Como Como, Kalopsia, Midwife e Amulets. Come sempre, non è una classifica. Salva, ascolta, condividi.
- Camp Blu feat. Mogy, Bedtrot. Un singolo ultranichilista e bellissimo; Leopardi al confronto è il mago Forest; post punk introverso.
- KennyHoopla, Ashes to ashes//. Zoomergaze; quelle melodie che diventano tue in un secondo; chitarre sparate al massimo.
- Six Impossible Things, Eight and a half. Dream pop astratto e siderale; inquietudini che non puoi ignorare; notte insonne.
- Winter, Just like a flower. Il mondo come un poema temporaneamente vero; indie rock dritto come un’autostrada americana; l’amore dura davvero per sempre?
- Amulets feat. Midwife, Lifelike. Un vortice che ti trascina giù; voci lontane come un ricordo in dissolvenza; crescendo.
- Maquillage, Moon. Il suono di un sogno in slow motion; dream pop e synth pop; però sulla luna ci siamo stati davvero.
- Always Other, Tangerine. Una band descritta come “shoegaze for crowd-killing and crying”; indie pop come si deve; melodia super emozionale.
- Alien Boy, Bleeding in yr pocket. Un brano che è praticamente un inno; chitarre ottime e abbondanti; quando ci sono troppe cose da dire a qualcuno.
- New Candys, Breath me in. Il giusto giro di accordi; post punk al rallentatore ma danzereccio; mi lasci entrare nei tuoi sogni?
- Bedridden, Chainsaw. My Vitriol; punk alla nostra maniera; ma non dimentichiamo la melodia.
- Thistle, It’s nice to see you, stranger. Drop Nineteens; le amicizie passano; suona quella chitarra e non pensare a nient’altro.
- Lazy Legs, Witness. Slowcore; distorsioni talmente dense da essere imperforabili; canticchiare sottovoce.
- Honey I’m Home, Wishful thinking. Ripartire dopo che la tua sala prove è andata a fuoco; shoegaze e ottimismo non è un ossimoro; melodie malinconiche ma anche piene di speranza.
- Glare, Kiss the sun. Un sussurro che scivola nel caos; heavy shoegaze; l’ultimo saluto è un dolore inderogabile.
- Glixen, Shut me down. Questa band picchia di brutto; batteria in formato kaboom; assordante pure se selezioni l’opzione “muto”.
- Donna Martin Graduates, Copenhagen grey. Qualcuno dice i Cure più i Beach Boys; un Disintegration meno cupo; quanto è bella la Danimarca.
- Swayglow, Jasmine. Atmosfera oscura; downtempo; psichedelia carica di groove.
- Postcards, Colorblind. Vivere e suonare dream pop in Libano; trasformare il rock in un suono trascendentale; Jazzmaster.
- Ain’t, Pirouette. Loro dicono “tra nostalgia e ingenuità”; noi diciamo idee chiare e melodie azzeccate; abbiamo anche detto che amiamo gli anni Novanta?
- Feeble Little Horse, This is real. Quella distorsione ❤️; togliere la rabbia dal petto; finale ultrapop.
- Casino Hearts, Worst that could happen. Il peggio che poteva succedere è successo; armonie circolari; suona come se venisse fuori da una vecchia musicassetta, cioè benissimo.
- Bnny, Love trap. Rock alternativo; risvegliarsi dopo una notte particolare; quando leggi i messaggi vecchi e non impari niente.
- The Lovelines, Slow high. Carillon dream pop che suona in penombra; fratello e sorella; minimalismo.
- Vera Slö, Rêverie. Vocali accentate e dove trovarle; Verdena + Nothing; il vibrato è il nostro termometro emozionale.
- Bleary Eyed, Heaven year. Giro di chitarra azzeccatissimo; non sottovalutate la tastiera; shoegaze grunge come dio comanda.
- Fir Cone Children, Your voice. Post punk/gaze ad alta velocità; la gioia di essere vivi; i primi segni di stanchezza del mondo di chi è nel pieno dell’adolescenza.
- Il Ragazzo Del Novantanove, DSM. La verità in una chat notturna; cantautorato post rock; anche i silenzi parlano.
- Sea Lemon, Stay. Resta ancora un po’ con me; dream pop con quel grammo di leggerezza; basta un solo ascolto.
- Momma, I want you (fever). Lasciala e mettiti con me; siamo al centro dei discorsi di tutti; se le relazioni fossero un brano indie rock.
- Yndling, As fast as I can. Quello che si definisce super singolo; pop sognante per gente raffinata; quel synth è una chicca.
- Bed, Throat. Bowery Electric; bel modernariato indie pop; bedroom music nel vero senso del termine.
- Maria Somerville, Projections. Passo lento; le proiezioni di te nella mia testa; suoni onirici alle porte della veglia.
- Red Tuesdays, Na na na na. Un titolo che sembra un brano di Vasco Rossi; noise pop alla maniera dei Magnetic Fields; la canticchierai anche tu.
- Heavy Wild, Wasteland. Bassa fedeltà per alta intensità; un party selvaggio e divertente per esorcizzare l’età adulta; chissà com’è suonata dal vivo.
- Como Como, L’amour toujours. I Modjo in versione dream pop; una perfetta orecchiabilità; non vergognamoci di ballare insieme.
- Nochepolar, Ojos en la oscuridad. Accettare la propria unicità; i DIIV in spagnolo; finale energico.
- Scoreboard, Ropey rampage. Il dream pop che aspettavi; suoni in crescendo; struggimento.
- Swervedriver, Pack yr vision. Sgambetti ritmici; non deludono mai; gli altri prendano appunti.
- Cigarettes For Breakfast, Glue. Stop & go; un sussurro rumoroso; se alzi troppo salta il tetto di casa tua.
- Mogwai, Fanzine made of flash. Ancora anni Novanta; il singolone che non manca mai; non vedo l’ora di ascoltarlo dal vivo.
- Tvfuzz, Generic coffee. Trova un’accoppiata migliore di quella composta da Jaguar + vibrato; shoegaze come dio comanda; il fuzz il nostro credo.
- Terraplana, Charlie. La furia e la quiete; voci a pelo d’acqua; shoegaze d’impatto.
- Concourse, Sins. Tecnicamente 2024 ma era il 28 dicembre quindi per noi è ok nella playlist; quella nota di basso nel ritornello è deliziosa; gaze croccante.
- Glazyhaze, Nirvana. Non sbagliano un singolo che sia uno; titolo ammiccante; dream pop di alta qualità.
- 9million, When the kissing had to stop. Certi amori non finiscono; punk per gente romantica; chitarre gaze che aumentano di spessore.
- SOM, The light. Fracasso + delicatezza; lead iconico; classico istantaneo.
- Venturing, Play my guitar. Odio stare da sola; penso che te ne andrai; ti insegnerò a suonare la chitarra.
- Cosmetic, Rosa & antrace. Chitarroni e chitarrine; cantautorato shoegaze; il basso detta legge.
- La Lune, Quiet considerations. Ultra chitarroni; Smashing Pumpkins; se non alzi il volume godi solo a metà.
- Kalopsia, This moment. Melody’s Echo Chamber; soul virato dream pop; farsi ipnotizzare con una canzone è una bella esperienza.
- Ghosts Of Cinema, Ex nihilo. Esistenzialismo dream pop; fantasmi a portata di suono; una casa vuota e mille tormenti.
- My Raining Stars, For good. La Creation Records ha seminato bene; una primavera piovosa; chitarre squillanti.
- Murmure, Un mauvais présage. Il singolo che va ascoltato come se nient’altro importasse in quel momento; ortodossia shoegaze; testo in francese.
- Count The Clock, Leannie, Here comes the end. Melodia folk su base dream pop; un arrangiamento familiare; viva l’autunno abbasso la primavera.
- Edless, First try. Cinque minuti di grande dream pop; gli algoritmi lo odieranno; ma noi lo ameremo ancora di più.
- The Midnight Greetings, Fishnet. Shoegaze a bassissima fedeltà; ma ad altissima emotività; pieni e vuoti si alternano.
- Meatware, Even. Epicità & malinconia; gli Interpol apprezzerebbero; riverberoni come piace a noi.
- Mariin K, Free Alice. Il testo inizia con “fuck”; quando vedo il tuo volto so che ne vale la pena; melodie morbide.
- Marina Yozora, Daffodils. Biografia cosmopolita; ritmi elettronici dal tocco artigianale; chiudi gli occhi e segui il flusso.
- Chiaroscuro, Piombo. La nuova ondata italogaze; Space Echo e distorsioni; la grammatica sonora della gen z.
- Blankenberge, Together. Chitarre come carta vetrata sul cuore; voci sospese nel riverbero; qualcuno sa che pedali usano?
- She’s Green, Graze. Lo start è dalle parti del dream pop dei primi Slowdive; poi cambia radicalmente; effetto sorpresa.
- Snowcuffs, Uptown. Spirito indie rock; Converse e delay; finale potentissimo.
- Rocket Rules, The weight. Una ninna nanna in overdrive; dream pop ortodosso; il risveglio può attendere.
- Erin Street, Our bodies need to be fought out. Beach House con meno elemento onirico; prime ore del mattino; quanti pensieri ancora.
- Biatlón, Evergreen. Sarah Records; C86; gli ingredienti giusti per un brano delizioso.
- With Hidden Noise, Reach. Jefre Cantu-Ledesma; Ruby Haunt; uno struggente songwriting slowcore.
- Darko’s Aufhebung, Euler fucked my life. Un cortocircuito tra Radio Dept. e Julie; giovani che fanno un meraviglioso casino; avessi ancora vent’anni.
- Pia Fraus, Across the street. Le stagioni cambiano ma i Pia Fraus restano; un pezzo teso ed elettrico; riff di chitarra affilati.
- Niights, Statelines. Nostalgia e modernità nello stesso pezzo; arrangiamento dinamico; la definizione esatta di noise pop.
- Blanket, Levitate. Nothing; anche Whirr; insomma, volume al massimo e via così.
- Silk, Faze. Una soglia sonora a metà tra veglia e sonno; voci due piani sotto il mix; chitarre come dio comanda.
- The Foxgloves, Her silent ways. Folk sotto forma di dream pop; come un pomeriggio piovoso di novembre; o una notte piena di rimpianti.
- Badvril, Away. Gli anni Novanta non passano mai di moda; melodia nostalgica; suono poderoso.
- Graveyard Club, Ur baby. Un singolo perfetto per le serate belle dell’indie pop degli anni Zero; nichilismo orecchiabile; solitudini in mezzo alla folla.
