Playlist: Shoegaze 2024. Più tormenti, meno tormentoni

Nuovo aggiornamento per la lunghissima e imperdibile playlist con le migliori canzoni shoegaze e dream pop dell’anno. Dato che siamo in piena estate, diciamo no a sesso e samba e sì a sesso e fuzz, perché ai tormentoni preferiamo i tormenti. Come sempre, il solito avvertimento: non è una classifica.

  1. Alas de Liona, Violet. Danzare sul ciglio dell’abisso; notti agitate; voci deliziose.
  2. Sara Devoe, Sleep with me. A forest dei Cure; potenziometro del riverbero tutto a destra; tornerà un altro inverno.
  3. DIIV, In amber. Come scomparire definitivamente; lo shoegaze è il nuovo grunge; diventare persone migliori.
  4. Fir Cone Children, You are my animal. Beach House meet Wavves; falsetti estivi; noise pop come dio comanda.
  5. Opinion, Missing something that never happened. Festa in casa senza i genitori; falsetti rock’n’roll; distorsioni al massimo.
  6. Trentemøller (feat. Disa), Dreamweavers. Garanzia di qualità; elettronica umanistica; dream pop futuribile.
  7. Colatura, Suffer dude. Soffrire bene; dipendenza dalla pioggia; l’estate sta finendo.
  8. Mariuk, Thieves. Partire con nulla in mano se non i propri sogni; finché la barca va; mai arrendersi.
  9. Maquillage, Phones. Non avrai altro dio al di fuori del fuzz; vuoti e pieni; riverbero.
  10. Novanta, Rena. Autopromozione; lo senti il vento?; riverbero a dismisura.
  11. Highland Eyeway, Starling. Un sacco di riverbero; un crescendo che ci gasa; voci lontanissime.
  12. Deary, Selene. Dream pop ultraclassico; melodie nostalgiche; tornare da te.
  13. Julie, Claibourne practice. You made me realise; fortissimo e velocissimo; finale un po’ così.
  14. Brina, Nel buio. Vibrato; canticchiare sottovoce in mezzo al casino; emo-tività.
  15. Virgins, s l o w l y, l o n g. Titoli scomodi da scrivere; c’è chi canta davvero; riverberi a cascata.
  16. Foreverboymush, Saint Abel, Moskova Div, Chiaroscuro. Zoomergaze; sceglietevi un nome da band; Shields Blender.
  17. Korder, Falling awake. Balliamo un lento a Twin Peaks; sogni; Beach House introversi.
  18. Can D, Do I terrify. Sylvia Plath; lo vuoi un palloncino; shoegaze do it yourself.
  19. New Age Healers, The spin out. Riffone ok; psichedelia impastata gaze; Seattle underground.
  20. Cigarettes For Breakfast; Solitaire. Shoegaze in versione gen z; dimenticare i problemi; la solitudine fra noi.
  21. Honeyboi, Here. Deve esserci qualcosa per farti stare bene; musica come unica via di salvezza; mai soli.
  22. Bloody Knives, Deeper. Pogare selvaggiamente con vestiti glitterati; tastiere che sembrano chitarre e viceversa; alta velocità.
  23. Janna Jamison, Missing u. Commedia statunitense in cui ti manca qualcuno terribilmente; canticchiare in cameretta; fare baccano con la chitarra.
  24. Saint Mary Candy, SinKing. Dream pop da manuale; voce del verbo peccare; chitarre squillanti.
  25. Phantom Handshakes, Good intentions. Lontani da chiunque; luci accecanti in direzione opposta; le buone intenzioni.
  26. Lozenge, Interloper. My Vitriol; sotto il palco c’è il pandemonio; amplificatori valvolari.
  27. Magazine Beach, Turnaround. Ancora chitarroni; voci in stile folk anni Settanta; punk emozionale.
  28. Cruush, As she grows. Abbasso il quattro quarti; frenesia; dream pop ben corazzato.
  29. Softcult, One of the pack. Essere gentili in un mondo di merda; puoi contare su di me; ritornello killer.
  30. Il Ragazzo Del Novantanove, Domenica. Momenti molto difficili; fuori nevica; empatia.
  31. Whitelands (feat. Deary), Tell me about it. Band del momento; Just for a day; quattro del mattino.
  32. swan•seas, Fuzzy feeling. Maledetto pallino nero; anni Novanta in USA e UK; Jaguar e Jazzmaster vintage.
  33. NewDad, In my head. Arpeggi; frasi da dire per chiudere una storia; festa del papà.
  34. Laavu, Never. One two three four; chitarroni; ritornelli a pieni polmoni.
  35. Riley’s Mountain, Weaving. Sempre chitarroni; voce fantasmatica; nebbia avvolge parco.
  36. Grigio Scarlatto, Guacamole. Parapappapà; dipendenze; vent’anni per sempre.
  37. Cusp, Your freedom. Ritmi elaborati; vago risentimento; cambi di registro.
  38. Wallace Welsh, Stargazing. Delay; shoegaze a bassa fedeltà; cameretta forever.
  39. Holding Hour, Come undone. Dimmi qualcosa di dolce; passo lento ed emozioni veloci; nostalgia anni Novanta.
  40. Kodaclips, Viola. Accelerazioni emo; giocare insieme su quella spiaggia; festa goth in cui accade di tutto.
  41. Draag, Orb weaver. Immagini oniriche; chitarre ma non chitarroni; svegliarmi accanto a te.
  42. So Totally, Doz roses. Inviare una dozzina di rose; cambi di tempo; cantare sussurrando in mezzo al casino delle chitarre.
  43. Wisp, Pandora. Auricolari dell’iPhone; notifiche di TikTok; Nothing.
  44. Haermape, Mimic. Dreamy dream pop; musica da un’altra dimensione; all’improvviso il rumorismo dolce.
  45. A Day In Venice, Stillness. Musica che ti prende sul serio; una gara in cui tutti vincono; emozioni oltre il livello di guardia.
  46. Love While Hating, Soft punches. Chitarrine e chitarrone; introversione; alza il volume.
  47. Clowder, Window seat. Lato finestrino il posto più ambito; ancora grunge introverso; stop and go.
  48. Astronomies, After I fall asleep. La voce c’è; per favore non svegliarmi; pianissimo e fortissimo.
  49. Twin Coast, How we can’t. Rumore fatto bene; shoegaze contundente; voce incomprensibile.
  50. Somesurprises, Black field. Chi ha detto riverbero?; allontanarsi dal mondo reale; dreamy dream pop.
  51. Air Formation, I don’t want to talk. Shoegaze prima di te; chitarre post rock; poca voglia di parlare.
  52. I’m The Villain, Dream in shades of blue. Synth pop; gran ballo del liceo nei film anni Ottanta; blu.
  53. Moonpools, Say anything. Alvvays; piangere tutto il tempo su melodie allegre; tastierona epica.
  54. Svalblue, Amelia. Chitarre che fanno oOoOoOo; bella botta; zero compromessi.
  55. Blushing, Silver teeth. Smashing Pumpkins; alza il volume; musica aggressiva + voci gentili.
  56. Fyouneral, Flower boy. Notte fonda; notte insonne; Ruby Haunt.
  57. Mo Bedick, Cemetery caretaker. Moby Dick; impennata shoegaze; pensare a ciò che ancora non è avvenuto.
  58. Soft Blue Shimmer, Canti. Non è in italiano; duetti; indie rock fatto bene.
  59. Ultranøia, Astratta. Pogare malinconicamente; Drop Nineteens; tutt’altro che noia.
  60. Adorer, Unkind. Pixies; sentirsi scortesi; accelerazione post punk che cambia le carte in tavola.
  61. Pinhdar, Cold river. La vita non fa sconti; martellate post punk; atmosfere claustrofobiche.
  62. Luster, Like I do. Shoegaze a bassa fedeltà e ad alta intensità; My Bloody Valentine altezza M B V; still in a dream.
  63. Glitterspitter, Harley. Pop d’alta classifica in un’universo parallelo (e migliore); basso saltellante; le chitarre ci sono.
  64. Platonik Dive, Faro. Colonne sonore mentali; musica strumentale; contaminazioni.

(Qui la playlist su Apple Music)