Il meteo shoegaze: A Thousand Hours, “Sleep”

La copertina di "Sleep" di A Thousand Hours La copertina di "Sleep" di A Thousand Hours

La notte praticamente non dormo mai. Nella città vuota l’afa scivola lentamente tra le persiane per accucciarsi su di me, trasformandosi in una pesante coperta incollata alla pelle: inutile, non c’è modo di liberarsene. Ferragosto è andato da un pezzo, portando via con sé anche la promessa ormai infranta di temporali e vento fresco: mi sento come un amante tradito da troppa fiducia mal riposta. Do un’occhiata allo smartphone accanto al letto. Lo schermo retroilluminato ritaglia il nero della notte e martella la mia miopia con le profezie peggiori: 31 gradi domani, 32 dopodomani, Meglio se bevi molta acqua venerdì, Emigra in Islanda nel weekend. È davvero questo ciò che mi aspetta? Notti insonni, cattivi pensieri, meteo crudeli?

Così cerco la musica giusta

È quello di cui ho bisogno: suoni morbidi e scuri, canzoni da ascoltare a volumi bassissimi e con lo sguardo fisso sul soffitto, mentre il resto della città dorme e chi è sveglio ha più tempo per fare i conti con se stesso. In pratica, mi serve il suono della 4AD. E gli A Thousand Hours sono lì, pronti a darmi ciò che serve per trasformare una notte sgranata in un sogno a occhi aperti (o magari semi chiusi). Sleep è un titolo che pare un’invocazione, dal mio status poco invidiabile di maratoneta dell’insonnia. Il disco parla soprattutto a chi trova conforto e attenzione nelle canzoni dei This Mortal Coil, per via di una certa estetica comune in cui romanticismo e oscurità camminano insieme. Christina è dream pop d’alta scuola, tra gli Slowdive del primo album e i Cocteau Twins d’annata. Bleach è una di quelle ballate strappacuore che è bene poter ascoltare in certe serate. It’s rumoured è il pezzo migliore, quello che più di tutti accoglie i miei umori esausti e li tiene a bada per i suoi quattro minuti, che poi potrebbero essere otto. Quanto basta per scordare il caldo e dormire beati. O quantomeno pacificati.